Le mani di Minniti

Ieri Marco Minniti ha fatto la rituale apparizione alla blasonata, fabiana (ma anche gheddafiana) London School of Economics (Lse): rituale perché meta frequente di personalità politiche italiane e di centrosinistra.

Vi ha tenuto una conferenza sulla «situazione del Mediterraneo, migrazioni e sicurezza». L’ex-ministro degli Interni, volto della pseudosinistra moderata e securitaria che confida negli uomini di legge e sfollagente come propri leader, degno antecedente dell’attuale inquilino del Viminale, non ha tradito le aspettative invocando la separazione tra emergenza, sicurezza e migrazioni, a suo dire, usate dalla sola destra “nazional-populista” per conquistare il consenso in Europa. E ha impostato il suo discorso in linea con la retorica europeista di Macron contro chi mette in pericolo la democrazia.

MA HA TROVATO ad accoglierlo – e a contestarlo – un nutrito gruppo di studenti, ricercatori e attivisti antirazzisti, uniti dietro al j’accuse Blood on the Eu’s hands.

ALL’EX MINISTRO è stato rinfacciato di aver favorito la dimensione emergenziale del governo delle migrazioni, la stessa che alla Lse diceva di contestare. Era infatti proprio lui che ammoniva sul pericolo per la democrazia posto dai flussi migratori, che ha inaugurato gioielli etici come il codice di condotta per le Ong e innescato la loro criminalizzazione; il diritto etnico che ora regola il diritto d’asilo; fino al governo neoliberale ed autoritario della povertà, con la sua potente razzializzazione, implicito nelle misure sul Daspo urbano e sui sindaci-sceriffi.

GLI SONO STATE ESPOSTE – e imposte – decine di mani rosse, per ricordargli che la sua retorica non copre il sangue versato e reso invisibile dalle politiche europee. Minniti è stato seguito giù per le scale, dove ha trovato una cinquantina di attiviste e attivisti con cartelli fuori dall’edificio. Ha cercato un’altra uscita ma non gli è stato possibile: si è così trovato a dover passare attraverso il presidio, che gli ha ricordato con forza quanto mai icastica le sue responsabilità.

NELLE PAROLE di Bruno Montesano, studente e attivista fra gli organizzatori della protesta: «Il nostro intento è sottolineare che le azioni di Salvini, nei confronti della questione migratoria, sono in continuità diretta con quelle avanzate inizialmente dall’ex ministro Minniti. Di conseguenza, cogliamo quest’occasione per denunciare le politiche disumane messe in atto in Italia sia dell’ex governo di centro sinistra che dall’attuale coalizione di governo di estrema destra, ampiamente supportate dall’Unione europea. Contro le politiche razziste di esclusione e di morte a oggi dominanti in Europa, facciamo appello a una radicale riconsiderazione dei regimi di mobilità, che rendono impossibile per la gran parte della popolazione mondiale di viaggiare in maniera legale e sicura».

(il manifesto, 13/03/19)

 

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Autore: leonardo clausi

Si tratta di prendere Troia, o di difenderla.

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