La stella della sera

Ⓟ & ⓒ 1975 E.G. Records, Ltd

A Londra è già buio, fa un freddo cane, qualche settimana fa è uscita l’ennesima, promettente collaborazione del dottor Eno. Che io non ho ancora ascoltato, ma mi riprometto di farlo presto.

Anche per questo mi viene voglia di farvi ascoltare l’estratto di una sua vecchia collaborazione con il dottor Fripp, un altro che ha segnato le anse e le rientranze fluviali della mia formazione musicale. Non il celebre No Pussyfooting, ma il successivo The Evening Star, lavoro che loro stessi definirono non riuscito.

Eh già, proprio non riuscito, a cominciare dalla spellbinding title-track, che sto ascoltando proprio ora in mezzo al crepitio statico del vinile e che vi allego sotto.

Lasciate che il blu oltremare di questo brano percorra i vs. neuroni. Quel solo di Fripp, che si dipana liquido e sinuoso… è merce di ottima qualità.

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Fragole e sangue 2010

a momentary lapse of discipline durante la manifestazione di ieri

Il Riformista di oggi giustappone le mareggiate di dissenso nei confronti dei tagli all’istruzione in Berlusconia… e in Gran Bretagna.

Grandchildren of Nuggets: Original Artyfacts from the Third Psychedelic Era (2010 – ?)

The Flamin' Groovies
The Flamin' Groovies

Un pezzo sull’Espresso di questa settimana sul New Sound della California. Il sottotesto del quale è che il Golden State rifiuta di smettere di sognare, proponendoci una terza ondata garage in meno di quarant’anni, sostanzialmente analoga alle precedenti, catturate dalle raccolte Nuggets (quella fondamentale) e Children of Nuggets.

Wake up, you spoiled brats. Grazie, però, per quella manciata di canzoni che puntellano egregiamente il sogno.

PS Per capire cosa intendo, un dolcetto servito dalle poco innocenti Dum Dum Girls, la difficilmente resistibile “Oh Mein Me“, tinta di oscurità… Weimariana (il pezzo è in tedesco).

Teenage Lobotomy

Hero Jamiro

Versante ludico: su Rolling Stone Italia di questo mese, c’è un’intervista spensierata a Jamiroquai, tornato a funkeggiare con un nuovo album. Sarà leggibile qui – come quella assai più pensierata a Jaz Coleman per Rockerilla – i primi di dicembre.

Nel frattempo, da queste parti si ascolta – con il dovuto ritardo – il singolo di Best Coast (“Boyfriend”: lobotomia da adolescenti tra l’irritante e il commovente, ve lo piazzo sotto), le Dum Dum Girls e altri giovani resuscitatori/trici dello surf-psych-beach-garage-noise pop.

Devo ancora capirne il senso, ma tant’è. Ho provato a spiegarlo in un pezzo in uscita su L’Espresso questo venerdì. Ho anche visto i Wavves and had good fun: ne scriverò qui prossimamente.

PS: Grazie a Onan per avermi fornito lo scan del pezzo, sottraendomi così agli eccessi di zelo della redazione di RS.

L’autunno caldo di Londra

Sembrano gli anni Ottanta all over again. Ci voleva il ritorno del Thatcherismo, della disoccupazione e delle mazzate Tory Libdem sullo stato sociale per risvegliare un paese, fin troppo noto per la passività politica, dal proprio torpore secolare.

Come si sa, gli inglesi hanno fatto una sola rivoluzione (sbagliata): quella industriale, i cui sviluppi fuori controllo stanno massacrando il pianeta. Tornando in superficie cicilicamente, le contraddizioni di un sistema che fino a ieri sembrava trionfatore assoluto rendono l’esistente di nuovo interessante.

Se non il cambiamento, da tutto questo casino mi aspetto, almeno, un sacco di buona musica. Le scene di ieri mi hanno fatto ripensare a un pezzo fantasmagorico dei Dead Kennedys: Riot, tratto dal criminosamente misconosciuto Plastic Surgery Disasters.

Ve lo allego qui sotto.


Dieu et Mon Facebook

Siccome il Tg1 non ci parla mai della regina e ci tiene penosamente a stecchetto di notizie pregne e significative sulla famiglia reale britannica, l’esigenza – mentre fuori dalla finestra imperversa un micidiale lunedì mattina di novembre grigio e bagnato come un cane randagio – di scrivere due righe su Windsor e Facebook s’impone imperiosa.

Come saprete, Elisabetta II è entrata in Facebook, che, a sua volta, è la nuova incarnazione del Grande Fratello, dove per grande fratello si intende l’occhiuta declinazione labirintica di chiunque nei confronti di chiunque (oltre a una feconda e salvifica circolazione di idee, naturalmente).

Nel solito, falsamente interessante mix di vecchio e nuovo, assolutismo e liberalismo, monarchia e democrazia, libertà e controllo sociale, una delle più arcaiche, inutili e costose istituzioni del mondo si dà a malincuore una mano di vernice per meglio affrontare i rigori della contemporaneità. E lo fa entrando ufficialmente nel paradiso virtuale e giovanilistico par excellence che, nonostante l’apparenza ludica, è un coacervo di cose serissime.

Naturalmente la pagina reale ha solo una funzione illustrativa: non si può diventare amici di Elisabetta né, inspiegabilmente, sarà lei ad aggiornare la sua pagina, pubblicando le foto delle vacanze in Grecia, o del battesimo della nipotina. A dirla proprio tutta, la cosa è un po’ deludente.

Ma la forma, l’ancién regime deve pur salvarla. E che la massa borghese postmoderna e affratellata possa accedere alle stanze private della monarchia britannica così, semplicemente in nome della democrazia virtuale non è ancora accettabile.

I resti della modernità resistono dunque testardi all’inebriante abbraccio dell’Amicizia come in uno striptease interminabile, dove ci si scopre una parte del corpo solo per coprirne un’altra. Conturbante.