Londra marsigliese

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Londra ha reagito con cordoglio e solidarietà agli attacchi di Parigi, tenendo alto il livello di allerta del M15 (fermo ad arancione, come nei giorni scorsi) ma senza innalzarlo al rosso, quello massimo.

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La botte piena e il marito ubriaco

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Avere una costituzione non scritta è assai ecologista, permette un prezioso ed encomiabile risparmio di carta. Ma provoca anche effetti imprevisti e indesiderabili, come lo scontro di qualche giorno fa tra Jeremy Corbyn — che nonostante sia stato fasciato in frac istituzionali e forzato a indossare papaveri di plastica (i beneficenti «poppies» in solidarietà ai caduti di tutte le guerre) sul bavero della giacca, si ostina a mantenere le sue intollerabili posizioni antinucleariste — e il capo di stato maggiore dell’esercito Nicholas Houghton.

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Against austeritarianism

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Bri­tish stu­dents have descen­ded again on the streets to claim the right to study, under assault as never before from the Con­ser­va­tive govern­ment. The pro­test, orga­ni­zed ini­tially by mem­bers of the Natio­nal Cam­paign Against Fees and Cuts, even­tually won the bac­king of many other stu­dent orga­ni­za­tions in the wake of dra­co­nian cuts and unsu­stai­na­ble increa­ses in tui­tion fees dic­ta­ted by the Tories’ auste­rity agenda.

The rest on the newly-launched, impossibly glamorous global edition of Il manifesto

La barra a dritta

Che il com­pito di Jeremy Cor­byn fosse impari, si sapeva. È come se avesse con­qui­stato la lea­der­ship dello stesso par­tito al quale si era pro­po­sto come alter­na­tiva nella cam­pa­gna per le pri­ma­rie: ovvio che la tri­plice alleanza non scritta di tories, mode­rati neo­la­bu­ri­sti e media main­stream gli avrebbe dato immenso filo da torcere.

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L’eresiarca

Mai come nel caso del neoe­letto lea­der del Labour Party, Jeremy Cor­byn, si era inver­tita la pira­mide gerar­chica all’interno di un par­tito di oppo­si­zione, con la base che ha spet­ta­co­lar­mente scip­pato il timone alla diri­genza. E le con­se­guenze sono dirom­penti, sia per le riper­cus­sioni negli equi­li­bri interni al par­tito e nella pro­pa­ganda dei con­ser­va­tori – il cui con­gresso, tenu­tosi a Man­che­ster, si è appena con­cluso — che per via dell’ormai ben nota ere­sia cor­by­niana su due car­dini dello sta­tus quo politico-istituzionale del paese: gli arma­menti nucleari e la monar­chia.

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Ci scusiamo con i passeggeri

L’esasperazione delle circa tre­mila — una stima pru­dente — per­sone ammas­sate in con­di­zioni d’inimmaginabile degrado nell’accampamento presso Calais ribat­tez­zato «la jun­gla» perio­di­ca­mente tra­bocca. Allo stil­li­ci­dio di vit­time schiac­ciate sotto le ruote fer­rate o fol­go­rate dall’alta ten­sione nel ten­ta­tivo di abbor­dare i treni che tra­spor­tano vei­coli e merci attra­verso il tun­nel sotto la Manica (la tre­di­ce­sima e ultima vit­tima un ven­tenne eri­treo, morto lo scorso mer­co­ledì), ha fatto seguito un ten­ta­tivo d’irruzione in massa nel ter­mi­nal fran­cese che ha bloc­cato entrambe le gal­le­rie dalla mez­za­notte alle otto del mat­tino di sabato.

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L’antiretore

L’atteso discorso di Jeremy Cor­byn alla pla­tea del con­gresso nell’anno zero del par­tito è stato final­mente pro­nun­ciato. Atteso, e quanto: non solo per via della pre­senza ancora un po’ irreale su quel podio di una figura fino a ieri ignota ai più e ora al comando di una delle macchine-partito più vaste e com­plesse d’Europa; ma soprat­tutto per­ché doveva legit­ti­mare il ruolo del lea­der e mostrare la com­pat­tezza die­tro di lui.

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