Richard Seymour on Jeremy Corbyn

Richard Seymour è un saggista politico, attivista e blogger nordirlandese trapiantato a Londra. Ha scritto, tra gli altri, due libri sul fenomeno Corbyn, entrambi pubblicati da Verso: Corbyn: The Strange Rebirth of Radical Politics e Corbyn: Against All Odds, quest’ultimo uscito immediatamente dopo il fallito tentativo da parte dei parlamentari laburisti di destituire il leader. Il suo blog si chiama Lenin’s Tomb.

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Pfizer Smith

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Il Labour party dell’era Corbyn si legge parafrasando la celebre frase gramsciana: il vecchio partito muore e quello nuovo non riesce a nascere. O forse ci riuscirà solo scindendosi. Continua a leggere “Pfizer Smith”

Mai dire May

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«Meet the new boss, same as the old boss», cantavano gli Who. Ieri David Cameron e Theresa May si sono dati il cambio a 10 Downing Street, nella solita trafila ritual-protocollare così egregiamente sopravvissuta alla società di massa, ma stavolta condotta a tamburo battente, vista l’emergenza. May ha ricevuto l’incarico poco prima delle 19 di ieri, ora italiana, in una breve udienza di mezz’ora con Elisabetta II. Continua a leggere “Mai dire May”

Mayday, Mayday

Theresa May non ha avuto nemmeno il tempo di scegliere i colori delle tende, i trasportatori sono già arrivati. Col marito banchiere s’installerà stasera a 10 Downing Street dopo aver fatto visita alla regina per espletare la trafila del passaggio di consegne. Anzi, dello scettro, vista la sua nomina per acclamazione bypassando la volontà dei membri del partito. I quali, se costei non si fosse inaspettatamente ritirata, si sarebbero potuti incaponire ad eleggere la cripto-filo-Ukip Andrea Leadsom, col risultato di rinverdire la reputazione dei Tory come del “nasty party”, il partito maligno.

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L’aquila spennata

Nella Gran Bretagna post-Brexit le porte girevoli della leadership non si fermano un attimo. Ieri, proprio mentre Angela Eagle annunciava la propria sfida alla leadership del partito laburista, la sua omologa tory, Andrea Leadsom, convocava improvvisamente una conferenza stampa per ritirare la propria, consentendo così a Theresa May di diventare premier.

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Making Plans for Nigel

Dopo David Cameron e Boris Johnson è ora il momento Nigel Farage. Il leader dell’Ukip (e suo co-fondatore vent’anni fa, con Alan Sked) è l’ultimo leader referendario ad aver dato le dimissioni – annunciate a sorpresa ieri – lasciando il terzo partito senza un leader ufficiale in una politica britannica in pieno disturbo post-traumatico da stress. I più entusiasti propugnatori del referendum sull’uscita del paese dall’Ue mollano sul più bello.

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Stabbers in the backers

Dopo aver fatto fuori Boris Johnson Michael «Brutus« Gove e sua moglie Lady Macbeth sono pronti a dare alla Gran Bretagna un primo ministro il cui euroscetticismo è a prova di mandato. Annunciando giovedì mattina a sorpresa la propria candidatura a premier dopo aver giurato e spergiurato che fare il leader del paese non era un lavoro per lui, Gove silurava automaticamente quella di Johnson, e poneva del tutto fine alla carriera politica dell’amico ed ex-sindaco di Londra. Una specie di «Boris stai sereno» in salsa Worcestershire.

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