Skripal: identificati i sicari, anzi no

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Con meticolosa puntualità e all’unisono con il Parlamento, riunito ieri per la prima volta dalla pausa estiva, ecco piombare la novità nelle indagini sullo spinoso – e spionistico – caso Skripal. Scotland Yard avrebbe identificato due cittadini di nazionalità russa, Alexander Petrov e Ruslan Boshirov, come i due uomini che lo scorso marzo, a Salisbury, nel Wiltshire, tentarono di assassinare l’ex «doppio» agente Sergei Skripal e la figlia Julia che lo visitava, con l’agente nervino Noviciok. Lo ha reso noto Theresa May riferendo, appunto, ieri ai Comuni.

I DUE, SULLA QUARANTINA, ripresi in immagini a circuito chiuso pubblicate dalla polizia, sarebbero arrivati in volo da Mosca a Gatwick il 2 marzo, sbarcati con identità probabilmente fittizie e avrebbero preso alloggio in un hotel di Bow, East London. Il giorno successivo si sarebbero recati a Salisbury per contaminare la porta di casa Skripal con il mortale agente chimico nascosto in una boccetta di profumo. Tracce della sostanza sarebbero poi state rinvenute anche nella loro camera d’albergo. Quella stessa sera prendevano un volo di ritorno per Mosca.

IL CASO che ha definitivamente demolito le già traballanti relazioni diplomatiche anglo-russe, aveva avuto un ulteriore, ancor più tragico strascico: la morte di Dawn Sturgess e l’avvelenamento del suo compagno, Charlie Rowley, lo scorso 30 giugno, nella vicina Amesbury, entrambi provocati dal contenuto di una boccetta identica – forse la stessa – da loro trovata casualmente presso un cassonetto di riciclaggio. Sturgess è deceduta in ospedale il 9 luglio, Rowley era stato dimesso dall’ospedale il venti luglio. In tutto, il bilancio delle vittime è dunque di un morto e quattro persone avvelenate (compreso il poliziotto Nick Bailey, contaminato mentre soccorreva gli Skripal). Julia Skripal, dimessa dall’ospedale il 9 aprile, ha finora rifiutato l’assistenza ufficiale offertale dall’ambasciata russa nel Regno Unito e non ha fatto ritorno nel proprio Paese; suo padre è stato dimesso un mese dopo e trascorre la convalescenza in una località ignota.

SEMPRE SECONDO i servizi britannici, Petrov e Boshirov farebbero parte del servizio segreto militare russo Gru. Sono ora formalmente incriminabili di tentato omicidio e di detenzione di sostanza proibita, ma il Crown Prosecution Service britannico, per ora, non ha chiesto l’estradizione, giacché i due paesi non hanno accordi in questo senso. È stato tuttavia spiccato verso di loro un mandato di cattura europeo.

MAY NON HA POI esitato a confermare le pesanti accuse rivolte fin dall’inizio da Londra a Mosca, secondo le quali il duplice tentato omicidio sarebbe stato ordito o da frange criminali del servizio stesso, oppure con il beneplacito – se non il mandato – dei vertici russi, che lo avrebbero approvato «quasi certamente», nell’espressione letterale di May. La premier non si è spinta fino a citare il nome di Vladimir Putin, ma ci è andata giù pesante: la Russia ha risposto all’evidenza del proprio coinvolgimento nell’attacco di Salisbury «con insabbiamenti e bugie», una strategia che «rafforza la loro colpevolezza».

GLI ATTACCHI nervini sarebbero, sempre secondo May, parte di un lunga serie di azioni russe stigmatizzate dal «mondo libero», tra cui l’annessione della Crimea, le incursioni in Ucraina, l’abbattimento del volo di linea dell’aeronautica malese nei cieli ucraini nel luglio 2014. Finora il bilancio è di centinaia di diplomatici e funzionari reciprocamente espulsi e di sanzioni economiche contro la Russia. Il servizio segreto Gru è lo stesso ritenuto responsabile da investigatori americani dell’hacking di computer di candidati democratici durante le presidenziali 2016.

GLI SVILUPPI nell’indagine, che dura ormai da sei mesi ed è costata finora oltre dieci milioni di sterline, non sono riusciti a scomporre più di tanto i russi che hanno reagito duramente: «È una provocazione, le novità per noi non significano nulla», ha commentato la portavoce degli Esteri Zacharova, e ha aggiunto accusando: «L’intera vicenda Skripal va affrontata rispetto alla morte oscura a Londra dell’ex oligarca Berezovsky e di suoi altri collaboratori». Il leader laburista Jeremy Corbyn ha condannato senza mezzi termini l’accaduto, definendo l’uso di armi militari chimiche su suolo britannico «incredibilmente spericolato e oltraggioso».

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Autore: leonardo clausi

Si tratta di prendere Troia, o di difenderla.

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