L’accordo della discordia

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Se ieri mattina Theresa May si è svegliata più leggera, era perché il suo governo aveva appena perduto due ministri chiave e stava per perderne altri sei. La notte, infatti, porta consiglio. E a volte dimissioni.

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L’estasi (e il tormento) di S. Theresa

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È la fine dell’inizio. Dopo cinque ore asserragliati a Downing Street a discutere le 500 pagine di accordo concluso con Bruxelles sul futuro rapporto fra Ue e Gran Bretagna dopo l’exit di quest’ultima – il prossimo 29 marzo 2019 – Theresa May ha il sostegno del suo governo.

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Passione secondo May

Sopportata più che supportata dai suoi, trafitta ormai più di un San Sebastiano, quella di Theresa May è una drammatica agonia. Sempre più in bilico fra una gestione interinale e un inquietante film snuff politico, la sua la premiership è già – ma non ancora – finita.

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Comrade Jeremy

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Jeremy Corbyn è un po’ l’uomo che cadde su Westminster: un alieno colpevole di non avere nulla dell’arrogante accondiscendenza che scorre di solito tra quegli scranni – di cui Theresa May ha dato particolare sfoggio in queste ultime ore – e che per questo viene regolarmente sbeffeggiato.

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Criminal Polls

L’unico ostacolo formale alle elezioni anticipate al prossimo 8 giugno, dopo l’annuncio choc di Theresa May, è stato agilmente rimosso.

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