Donald Trump a Londra II

Londra ha accolto Donald Trump con il suo miglior grigiore, la sua migliore pioggia, i suoi migliori manifestanti. E mentre il pallone gonfiato con l’effige del presidente degli Stati uniti sventolava irriverente sulle decine di migliaia di teste accorse a dire no al rituale diplomatico ossificato, vuoto e opulento riservatogli, l’effigiato – non meno gonfiato – continuava il tour delle massime cariche dello stato britannico.

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Donald Trump a Londra (I)

Nemmeno s’era aperto il carrello per atterrare a Stansted nella visita di Stato di tre giorni, che già Donald Trump faceva dono all’umanità di un altro dei suoi cinguettii sibilanti. Nella fattispecie ne era destinatario Sadiq Khan, sindaco della capitale nella quale si apprestava ad atterrare, definito dall’impresario della compagnia di giro che è diventata la presidenza degli Stati uniti «un gelido sfigato».

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The Lady is for obeying

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Salda e segaligna come solo la figlia di un pastore anglicano sa essere, Theresa May non si è scomposta di fronte alle iniziative totalitarie di Donald Trump. Sono tutte nel national interest del paese, soprattutto adesso che con Brexit questo ha lasciato il proprio domicilio (l’Ue) senza averne ancora trovato precisamente uno nuovo.

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Mai dire May

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«Meet the new boss, same as the old boss», cantavano gli Who. Ieri David Cameron e Theresa May si sono dati il cambio a 10 Downing Street, nella solita trafila ritual-protocollare così egregiamente sopravvissuta alla società di massa, ma stavolta condotta a tamburo battente, vista l’emergenza. May ha ricevuto l’incarico poco prima delle 19 di ieri, ora italiana, in una breve udienza di mezz’ora con Elisabetta II. Continua a leggere “Mai dire May”

L’eresiarca

Mai come nel caso del neoe­letto lea­der del Labour Party, Jeremy Cor­byn, si era inver­tita la pira­mide gerar­chica all’interno di un par­tito di oppo­si­zione, con la base che ha spet­ta­co­lar­mente scip­pato il timone alla diri­genza. E le con­se­guenze sono dirom­penti, sia per le riper­cus­sioni negli equi­li­bri interni al par­tito e nella pro­pa­ganda dei con­ser­va­tori – il cui con­gresso, tenu­tosi a Man­che­ster, si è appena con­cluso — che per via dell’ormai ben nota ere­sia cor­by­niana su due car­dini dello sta­tus quo politico-istituzionale del paese: gli arma­menti nucleari e la monar­chia.

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