Cronaca postuma di una catastrofe IV

Jeremy Corbyn

Dopo i saluti, le scuse. It’s sorry time, mentre il prossimo 7 gennaio si riapre la corsa alla leadership Labour. Dalle colonne dell’unico Daily a lui non ostile e che flirta a capo scoperto con la leggibilità, il Mirror, domenica Jeremy Corbyn ha vergato di suo pugno una richiesta di perdono. I quasi sessanta seggi persi nel nord, prossimi ad accogliere i neodeputati conservatori scesi in massa ieri a Londra per installarvisi, glielo imponevano.

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Cronaca postuma di una catastrofe III

Proprio perché la vittoria di Brexit Johnson eccede qualsiasi metafora, andando casomai ad aggiungere anabolizzanti alla sua già dopata vanagloria, il premier è andato ieri nel Nordest ex-rosso a ringraziare per l’assegno in bianco che gli hanno firmato: una maggioranza di 80 seggi con la quale si appresta a cambiare il nome del paese in United Brexitdom.

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Cronaca postuma di una catastrofe II

Queste sono state elezioni politiche solo sulla carta. In realtà erano il secondo referendum, tanto invocato dalle élite liberal cosmo-metropolitane. Che è stato perduto come e peggio del primo, riaffermando la volontà del leave nel modo più netto possibile.

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Cronaca postuma di una catastrofe I

«Ho fatto tutto quello che ho potuto per guidare il partito… da quando sono diventato leader gli iscritti sono più che raddoppiati e il Labour ha proposto un manifesto serio, radicale, sì, ma molto serio e completo di costi». È puerile aspettarsi che le lame in attesa di affettare la carne vegetariana di Jeremy Corbyn si accontentino di una simile autodifesa. Ha lasciato intendere che se ne andrà all’inizio dell’anno, ma le urla perché lo faccia “ieri” sono già assordanti.

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Benedetto Vecchi, 1959-2020

Sono uno più bello dell’altro i ricordi della redazione e delle firme del manifesto per Benedetto Vecchi,  che del giornale era autentico pilastro. Ne raccomandiamo la lettura, senza scrivere cose che, in confronto, nel migliore dei casi, non potrebbero che risultare insipide.

Un uomo colto e gentile. Un compagno e un amico – Norma Rangeri

La lotta di classe si è spostata nel cyberspazio – Marco Bascetta

Se n’è andato, è partito con la sua vecchia moto? – Toni Negri

Dentro la scrittura tenace di un quasi «controgiornale» – Andrea Colombo

Ciao Benedetto, uno di noi. Isole di ricordi – ***

L’intellettuale dai piedi scalzi che sapeva di non appartenere ai vuoti e «felici pochi» – Paolo Virno

Un originale cartografo del capitalismo – Sandro Mezzadra

La luce in fondo al tunnel era un altro treno

The horror, the horror… l’incubo di queste quarte elezioni in cinque anni sta prendendo forma. Gli exit poll di Bbc, Itv e Sky, le dichiarazioni di voto di oltre ventimila elettori colti all’uscita dalle urne e diffusi ieri alle ventitré, ora italiana, danno un risultato da sala di rianimazione per Jeremy Corbyn.

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Ore diurne

Oggi seggi aperti dalle sette del mattino, lo rimarranno fino alle ventidue. Si vota per decidere il governo dei prossimi cinque anni, che dovrebbe decidere se completare la British Exit a targa Tory. Si sfidano le intemperie invernali per la prima volta da novantasette anni, di solito si preferisce votare in primavera. Ma è l’inverno della democrazia, in Gran Bretagna come quasi ovunque.

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