La barra a dritta

Che il com­pito di Jeremy Cor­byn fosse impari, si sapeva. È come se avesse con­qui­stato la lea­der­ship dello stesso par­tito al quale si era pro­po­sto come alter­na­tiva nella cam­pa­gna per le pri­ma­rie: ovvio che la tri­plice alleanza non scritta di tories, mode­rati neo­la­bu­ri­sti e media main­stream gli avrebbe dato immenso filo da torcere.

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Still calling the shots

With the impending judgment of the high court dangling over his head, Berlusconi’s exit seems at last within reach. If that happens, it will be for the sake of the whole country, both on a national and an international level, and that’s pretty much out of the question. Continua a leggere “Still calling the shots”

Strategia dell’informazione

Un pezzo sulle “Nuove Brigate Rosse”, uscito nella sezione Comment is free del Guardian.

It was a moment straight out of an old television documentary: only it was coming from a 2012 Italian court. Last Tuesday in Milan, during the appeal hearing of 13 suspected members of a group linked to the New Red Brigades, one of the main suspects, Alfredo Davanzo shouted: “This is the right moment, ahead with the revolution, long live the revolution!”

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Where Italy’s saviour is coming from

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Italy used to have a clown as a Prime minister. Now it has a sober, thoughtful, softly-spoken and respectable economist at its helm, the sort of guy you would definitely buy a second hand car from. Of course, behind the unassailable image, there is a most disquieting truth.

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Get angry and stop

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Mario Monti cuts a striking figure in the new Italian parliament. He and his acolytes seem like an abrupt epiphany of asceticism, measure and style on a stage until now populated by sad commedia dell’arte characters.

It is a weird mix of feelings to see the old Democrazia Cristiana miraculously rising from its pre-tangentopoli ashes and slowly reclaiming its territory. It is the rétour eternel of italian politics, the reshuffle, reinvention, resuscitation of the good old Centre. But trust me: it is a huge relief to see that, eventually, the ludicrous bandwagon the old Italian government ended up becoming has finally gone. It a relief that largely outdoes the retrospect anger at what their (the DC’s) regime did cost to the country since the birth of the Republic.

We don’t know if this is the beginning of the Third Republic, (a terminology evoking ruthless comparisons with the French original), and frankly at this stage it does not sound particularly important, either. It is the end of politics. Not as a concept, or as a strategy: we all know too well that there is no such things as “apolitical”, or a 100% technical. But as something operating a possible dialectical mediation between “the Markets” and the rest of the complexity of the human horizon. It is interesting to observe how, in time of crisis, capitalism deploys his paratroopers, the bankers, at the helm of sovereign countries that are about to collapse under the weight of the neoliberal edifice they had been cemented into. It is a more straightforward measure that the one previously implemented, that is, the one that entails operating via a network of influences and by lobbying.

During the Blitz, here in the Uk there was the slogan “Keep calm and carry on” conceived with the intent of, supposedly, boosting the morale of the heavily bombed British and London populations. I think it would sound entirely inappropriate for present-day Italy. What we need is more something like “Get angry and stop”.

Technocratic Manipulators

Il pezzo non è niente di che (quite terrible, actually), il testo peggio, il titolo l’ho sempre trovato di una naiveté disarmante. Pare impossibile ritrovarselo a descrivere il nuovo governo odontotecnico della Repubblica.

(“Technocratic Manipulators” – Voivod – Dimension Hatröss – 1988)

Cessazione della politica

Non c’è niente da festeggiare. Prima di tutto non sappiamo davvero fino a che punto è certo che dia le dimissioni. Fa spazio a una figura imposta dai “mercati”, che ha un mandato extrademocratico per “far quadrare i conti” e sfascerà quello che resta dello stato sociale in Italia. Questo significa che tutte le misure che l’Italia avrebbe dovuto prendere (tagli dei salari, della previdenza, peggioramento dei contratti di lavoro, smantellamento del settore pubblico, eccetera) prima di entrare in questa famigerata moneta unica e che non ha mai preso, ci saranno ficcate giù per l’esofago in virtù di quello che altro non è se non il commissariamento di un’azienda. Si avvera l’incubo del paese-azienda attraverso il partito-azienda, il cui leader viene spodestato non dal popolo, ma dai suoi imbarazzati alleati di classe che non ne tolleravano più i metodi.

La sinistra devertebrata che fa capo a Bersani dice che prima viene l’Italia. No, Bersani. Prima viene l’interesse speculativo al quale il partito di Gramsci inesplicabilmente finito nelle tue mani s’inchina. Assistiamo in queste ore, ore in cui Grecia e Italia (la “culla” della cultura occidentale) sono ridotte al ruolo di porci mediterranei da governare nel grande stabbio globalizzato, all’umiliazione (meritata) di una classe politica che, attenzione, non è una casta o altre scemenze del genere: è simultaneamente causa ed effetto di quello che è diventato il Paese negli ultimi trent’anni. Qual’è lo strillo di dissenso nel mainstream del dibattito? Quello del segretario dell’Italia dei Valori Bollati.

La politica italiana era da vent’anni in uno stato di morte apparente: svuotata completamente, tranne che del proprio involucro formale. Adesso, l’Economia cessa di determinarla dall’esterno e ne assume essenzialmente il ruolo, relegandola a reliquia definitiva del Novecento.

Nel frattempo noi prendiamo tempo, procrastiniamo ancora. Ci saranno altri tagli, ci saranno altre manifestazioni. Ma la famigerata crescita non arriverà, perché l’Europa è ferma. Dopo i tagli fatti pagare ai deboli, i forti torneranno a bussare a Bruxelles, reclamando un’altra decima. E tutto ricomincerà. Oltre all’umiliazione, subiamo anche la farsa. Chi ci dice che B non torni “democraticamente” al potere attraverso Alfano (e Romina?) alle prossime elezioni? Così il tecnocrate imposto da Berlino e Parigi gli leva le castagne dal fuoco, lui torna e noi ricominciamo a fare allegra opposizione su Facebook.

L’unione monetaria è stata una colossale hubris liberista. Forse, perché qualcosa succeda, l’Euro deve crollare. Forse ci vuole un Evento.