Don’t be evil (but a little upskirting, every now and then, is in order)

Solidarietà con i compagni di Google in sciopero, da anni già impegnati per la lotta alle disuguaglianze e per la salvaguardia del diritto del lavoro.

Completamente trasecolato nell’apprendere che casi di molestie sessuali, discriminazione razziale e altre delizie che credevamo limitate al resto dell’intera umanità in quanto fenomeno del passato, ormai debellate dalla democrazia liberale e dalla virtualizzazione dell’economia (assieme naturalmente alle sperequazioni sociali), perdurino in questa fantastica azienda, un modello per ogni società che abbia a cuore lo sviluppo armonioso dell’individuo.

Nessuno interrompa la trasformazione della società in azienda di cui questa luminosa impresa è simbolo fatto carne.

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The digital mess we’re in

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Political Turbulence: How Social Media Shape Collective Action, by Helen Margetts, Peter John, Scott Hale and Taha Yasseri. Princeton University Press. 304pp. £19.95.

Whenever asked to comment on contemporary events, it’s usually historians, rather than social scientists, who tend to suffer from what one might call an epistemological twitch: they strive to demonstrate that what is happening now has already – mutatis mutandis and with all the specificities of the epoch – happened before. A good part of their intellectual prowess is devoted to uncover this sometimes uncomfortable truth, so effectively camouflaged under the patina of the ‘new’. This has a collateral effect: the 
underlying, unobserved assumption that – whatever the phenomenon being analysed – its deceitful novelty is bound to beach like an agonising whale onto the ever-suspect, ideological shores of ‘it’s always been like this’, or, ‘it happened before’.
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Un panda di nome Bbc

È la televisione pubblica più grande e migliore del mondo, riconoscibile dall’acronimo – Bbc – forse più noto dopo “Usa”. Il motto Inform, educate, entertain del suo fondatore Lord Reith, nel 1922, fa da eco novecentesca al Liberté, égalité, fraternité francese rivoluzionario: un modello all’epoca in cui la televisione pubblica informando formava, e di cui è inutile avere nostagia. Ma le notizie, i reportage esclusivi, i documentari esemplari ne fanno ancora il gold standard della teleprofessionalità, una bussola per tutti i giornalisti del globo. E tutto senza pubblicità.

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