Su Exai degli Autechre, con lieve ritardo

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Qui non si tornava da mesi, ed era ora di farlo. No, non voglio (ancora) parlare di malattie, e poi l’ho già fatto in un libro scritto a quattro mani con un amico che uscirà a breve. Ascoltando Sign, l’ultimo degli Autechre – le mie misere considerazioni sul quale il manifesto ha benignamente accettato di pubblicare – mi è risalito il saporaccio di un pezzo su Exai (2013), il loro precedente album, scritto oramai una decina di anni fa, commissionato per una pubblicazione che soprannomineremo Rovista Tedio e che non è mai uscito, forse perché non consono alla cultura di marchetting che ne informa la linea editoriale. Un pezzo cui tenevo e che propongo qui per la prima volta.

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Ancora Don McCullin

È una mostra completa sui lavori fotografici di Don McCullin (1935), quella vista  alla Tate Britain di Londra: dai memorabili scatti di guerra, comprese immagini dal Vietnam e dall’Irlanda del Nord fino alle foto più recenti dalla Siria. Ma anche i servizi realizzati in Inghilterra, sulla povertà e sul lavoro e i paesaggi del Somerset.

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Allen Jones: La donna è mobile

NPG x88635; Allen Jones by Bryan WhartonVolente o nolente, l’arte è anche (e soprattutto) un commento alla società che la produce. Ci sono opere che, da sole, riescono a isolare alcuni aspetti del carattere di un’epoca, quel concetto elaborato dalla filosofia hegeliana meglio noto come Zeitgeist, lo spirito del tempo. Continua a leggere “Allen Jones: La donna è mobile”

The age of snooping

hobsbawm-booksDa sem­pre cele­brato modello di demo­cra­zia libe­rale, la Gran Bre­tagna gode di una fama con­so­li­data, quella di essere un luogo tol­le­rante, una nazione che ha sem­pre accolto rifugiati poli­tici dis­si­denti e anche rivo­lu­zio­nari: Marx, Her­zen, Baku­nin, tanto per citarne tre. Vero, soprat­tutto per­ché costoro ave­vano di solito l’attenuante di rivol­gere altrove le loro peri­co­lose mire insur­re­zio­nali. Continua a leggere “The age of snooping”

XI

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A che somiglia di più la cultura pop di questi anni? A una vecchia autoradio incantata in autoreverse, a un antico romano sul triclinio che rigurgita lo stesso banchetto, oppure a un giovane struzzo con la testa sotto la stessa sabbia? Continua a leggere “XI”

LouLou

Non ho ancora sentito il disco di Lou Reed e Metallica, ho paura di farlo e non perché “già so che non mi piacerà” bensì proprio perché temo che non mi piacerà. Li ho visti da Jools Holland un mesetto fa, una jam intensa un po’ maldestra, un sacco di energia che sembrava spesa più a sottolineare la partnership, il fatto di vedere sullo stesso palco due realtà culturali così diverse e così simili a un tempo, che la convinzione della qualità di ciò che stavano suonando. Voglio solo fare un discorso, diciamo premusicale, sul significato allargato che ha questa strana coppia.

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