Il sogno di S. Ursula

Il primo ministro inglese Boris Johnson

La nuova presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, che si insedierà il prossimo primo novembre, ha adottato i toni morbidi che ci si attendeva: Brexit sarà l’inizio di un nuovo rapporto fra l’Europa e il Regno Unito, non una fine. Nel caso in cui Brexit «accada», le due controparti dovranno costruire nuovi legami dopo il divorzio, ha detto von der Leyen. Dando però anche una bella spinta alla Dublino di Leo Varadkar con l’affido dell’incarico di commissario europeo per il commercio all’irlandese Phil Hogan.

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Chiuso per proroga

Londra, manifestazione davanti a Westminster; in basso lo speaker della camera John Bercow

Ieri il parlamento è stato alla fine sospeso (prorogued) fino al prossimo 14 ottobre, data del Queen’s Speech in cui la sovrana dovrebbe elencare i provvedimenti del governo Johnson. Il premier ha così attuato la controversa disposizione, che aveva fatto gridare al colpo di stato le opposizioni.

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No alla Brexit senza accordo, la camera dei Lord approva la legge

Con la ratifica finale alla Camera dei Lord, la proposta di legge cosiddetta anti-no deal, avanzata dal deputato laburista moderato Hilary Benn, è diventata ieri legge senza emendamenti, il che significa che non tornerà indietro ai Comuni per una ridiscussione. Lunedì riceverà l’assenso della monarca, come d’uso in questi lidi.

La reazione parlamentare dei deputati remainer, diversamente assortiti, alla prorogation, la sospensione dei lavori parlamentari per cinque settimane che aveva scatenato un putiferio a fine agosto, è stata dunque rapida e incisiva. Così il premier Boris Johnson aveva cercato di soffocare la resistenza alla sua strategia di uscita dall’Ue «a tutti costi» il 31 ottobre (che gli servirebbe come “ricatto” per rinegoziare un accordo capace di riuscire dove quello di Theresa May aveva fallito per ben tre volte: backstop irlandese ecc.).

In tutta risposta, Johnson ha ripetuto, come fa da settimane, di essere determinato a non chiedere alcuna proroga per la scadenza del 31 ottobre, come sarebbe invece, ora, legalmente tenuto a fare. Si profilerebbero così altre azioni legali, oltre a quella già intentata al premier dalla businesswoman Gina Miller per la prorogation, appena respinta da un tribunale londinese. Johnson avrebbe tempo fino al 19 ottobre per richiedere l’estensione dell’articolo 50, a meno che non riesca a far approvare all’aula un accordo di uscita (impossibile) o un’uscita senza accordo (radicalmente impossibile).

Lunedì cercherà nuovamente di far passare la proposta di elezioni anticipate per il 15 ottobre, ma si prevede subirà un’altra sconfitta: avrà ancora bisogno dell’appoggio di quei due terzi dell’aula mancato al primo tentativo.

(il manifesto, 07/09/19)

 

La rovescia al mondo

Boris Johnson, in basso suo fratello Jo

E avanti, inizia l’ufficiosa campagna elettorale. Lunedì, ricevuto l’assenso reale dalla legge dei deputati “ribelli” (passerà oggi ai Lords senza ostruzionismo) che doveva rallentare l’avvitamento verso l’uscita senza accordo il prossimo 31 ottobre, Boris Johnson riproverà dove aveva fallito già mercoledì sera, cioè a indire nuove elezioni il prossimo 15 ottobre. Sulle elezioni anticipate, ormai, non ci piove, ma quando?

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Non vorrei ma posso

Ennesimo macigno nello stagno Brexit. Ieri il premier Johnson ha convocato un consiglio dei ministri a sorpresa, nel quale non ha dichiarato di voler delle elezioni anticipate, ma si è appellato ai parlamentari perché non votino a favore di un ulteriore posticipo della data di uscita (ora fissata al prossimo 31 ottobre) come hanno in animo di fare forse già da oggi. E difendendo fermamente la sua decisione di uscire lo stesso in quella data, costi quel che costi.

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Take back Dominic Cummings

Un pupazzo di Boris Johnson protesta contro la «Prorogation» di fronte a Downing Street

Ben consapevole di aver attizzato un rogo civile e costituzionale con la decisione di sospendere il parlamento, per Boris Johnson ormai non c’è ritorno. Ma il terreno cedevole sul quale poggia questa sua sparata diventa visibile con il passare delle ore. Continua a leggere “Take back Dominic Cummings”