Cronaca postuma di una catastrofe III

Proprio perché la vittoria di Brexit Johnson eccede qualsiasi metafora, andando casomai ad aggiungere anabolizzanti alla sua già dopata vanagloria, il premier è andato ieri nel Nordest ex-rosso a ringraziare per l’assegno in bianco che gli hanno firmato: una maggioranza di 80 seggi con la quale si appresta a cambiare il nome del paese in United Brexitdom.

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Cronaca postuma di una catastrofe II

Queste sono state elezioni politiche solo sulla carta. In realtà erano il secondo referendum, tanto invocato dalle élite liberal cosmo-metropolitane. Che è stato perduto come e peggio del primo, riaffermando la volontà del leave nel modo più netto possibile.

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Cronaca postuma di una catastrofe I

«Ho fatto tutto quello che ho potuto per guidare il partito… da quando sono diventato leader gli iscritti sono più che raddoppiati e il Labour ha proposto un manifesto serio, radicale, sì, ma molto serio e completo di costi». È puerile aspettarsi che le lame in attesa di affettare la carne vegetariana di Jeremy Corbyn si accontentino di una simile autodifesa. Ha lasciato intendere che se ne andrà all’inizio dell’anno, ma le urla perché lo faccia “ieri” sono già assordanti.

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Benedetto Vecchi, 1959-2020

Sono uno più bello dell’altro i ricordi della redazione e delle firme del manifesto per Benedetto Vecchi,  che del giornale era autentico pilastro. Ne raccomandiamo la lettura, senza scrivere cose che, in confronto, nel migliore dei casi, non potrebbero che risultare insipide.

Un uomo colto e gentile. Un compagno e un amico – Norma Rangeri

La lotta di classe si è spostata nel cyberspazio – Marco Bascetta

Se n’è andato, è partito con la sua vecchia moto? – Toni Negri

Dentro la scrittura tenace di un quasi «controgiornale» – Andrea Colombo

Ciao Benedetto, uno di noi. Isole di ricordi – ***

L’intellettuale dai piedi scalzi che sapeva di non appartenere ai vuoti e «felici pochi» – Paolo Virno

Un originale cartografo del capitalismo – Sandro Mezzadra