Le bombe della zia May

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Alla fine Theresa May ha preferito accodarsi al punitore francoamericano in fretta e furia pur di non consultare il Parlamento, ben sapendo che la via democratica alle bombe le sarebbe stata sbarrata in aula.

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Dente perdente

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Occhio per occhio, o tit for tat, come si dice più leziosamente in inglese. Mosca rimanda al mittente l’espulsione di – esattamente – ventitré funzionari presso l’ambasciata britannica della capitale russa con dei pesanti interessi: la chiusura della sede moscovita del British Council, l’agenzia d’irradiazione globale del soft power nazionale, più il consolato di S. Pietroburgo.

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Cartellini russi

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L’ambasciata russa a Londra

Una settimana per fare le valigie. Foglio di via per ventitré diplomatici russi – si legga spie, mai così tante dagli anni Settanta – e nessun reale o dignitario ai mondiali di Mosca della prossima estate. Non la nazionale inglese però, almeno non ancora.

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Tu quoque, populismo

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Se il liberalismo anglosassone ha sempre tenuto a bada la demagogia, lo deve anche a Shakespeare. Non è dunque per coincidenza che le élite metropolitane di New York e Londra, giustamente turbate dal trumpismo imperante come dal nazionalismo targato Brexit, ricorrono al Bardo per mettere in guardia sul pericolo corso da una democrazia odiosamente sottratta al loro oligopolio.

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Giochi con frontiere

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Tra i tanti sassolini nelle scarpe leopardate di Theresa May in cammino verso la British Exit, quello del temuto confine fra Irlanda del Nord e Gran Bretagna è un ciottolo vero e proprio. E se ieri Londra e Bruxelles erano unite nel gelo metereologico, un altro gelo, quello negoziale, le divideva più che mai.

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Oxfun

4256Nell’inferno del terremoto che nel 2010 aveva colpito Haiti, uno dei paesi più poveri, deprivati e sventurati del pianeta, lo staff della britannica Oxfam, una delle massime confederazioni mondiali di ong, era naturalmente lì per aiutare. Ma questo non impediva che alcuni suoi rappresentanti andassero con delle prostitute, anche minorenni, rendendo così quelle persone vulnerabili vittime due volte.

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Carillion del dolore

Non esistono aziende-Frankenstein, per quanto sovradimensionate e voraci, «troppo grandi per fallire». Lo dimostra il triste – e disastroso per i lavoratori – epilogo della Carillion, gigante dell’edilizia britannica mandata ieri in liquidazione dopo l’abbandono del tentativo in extremis di tenerla a galla.

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