Futuro al ritorno

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Nel discorso con cui Jeremy Corbyn ha concluso la tre giorni congressuale del partito a Liverpool c’erano gli elementi principali che hanno contraddistinto il ritorno del Labour a se stesso nei tre anni da che ne ha preso rocambolescamente le redini: la lotta alla disuguaglianza, alla catastrofe ambientale, alla disoccupazione, alla colpevole passività del Paese nei confronti del problema palestinese (di cui è tutto sommato corresponsabile) e – elemento, questo, del tutto nuovo – al suo tradizionale ruolo ancillare nei disastri statunitensi in politica estera.

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Rifarendum?

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Temperatura Brexit sempre al calor bianco in Gran Bretagna. Più che mai dopo la distratta sufficienza con cui le proposte di Theresa May per un’uscita cerchiobottista del paese dall’Ue – il cosiddetto «accordo Chequers» (dal nome della residenza estiva dei Primi ministri britannici: manterrebbe il Paese allineato con gli standard europei su merci e generi alimentari) -, sono state accolte dai 27 al summit di Bruxelles della scorsa settimana. Continua a leggere “Rifarendum?”

Skripal: identificati i sicari, anzi no

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Con meticolosa puntualità e all’unisono con il Parlamento, riunito ieri per la prima volta dalla pausa estiva, ecco piombare la novità nelle indagini sullo spinoso – e spionistico – caso Skripal. Continua a leggere “Skripal: identificati i sicari, anzi no”

Antisemita a chi?

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L’illustre storico inglese Donald Sassoon è membro del partito laburista dal 1979. Gli abbiamo chiesto un’opinione sull’ondata di accuse di antisemitismo, endogene e non, che imperversano nel partito da quando Jeremy Corbyn ne è diventato il leader.

Non le pare che le polemiche, riprese anche in Italia, giochino sfacciatamente sulla deliberata confusione fra antisionismo e antisemitismo?

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Le bombe della zia May

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Alla fine Theresa May ha preferito accodarsi al punitore francoamericano in fretta e furia pur di non consultare il Parlamento, ben sapendo che la via democratica alle bombe le sarebbe stata sbarrata in aula.

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Dente perdente

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Occhio per occhio, o tit for tat, come si dice più leziosamente in inglese. Mosca rimanda al mittente l’espulsione di – esattamente – ventitré funzionari presso l’ambasciata britannica della capitale russa con dei pesanti interessi: la chiusura della sede moscovita del British Council, l’agenzia d’irradiazione globale del soft power nazionale, più il consolato di S. Pietroburgo.

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