As seen on TV

L’ultimo confronto tv tra Jeremy Corbyn e Boris Johnson

Si è tenuto venerdì sera l’ultimo confronto televisivo Bbc fra Labour e Tories, con i leader, Jeremy Corbyn e Boris Johnson, a confrontare e perorare i rispettivi programmi per il futuro del paese. Manca ormai meno di una settimana alle elezioni più importanti, quelle che Johnson vuole giocare solo ed esclusivamente su Brexit – il Get Brexit Done ripetuto ai limiti dell’esasperazione – e che invece Corbyn devia sulla paurosa disuguaglianza del paese e sui guasti sociali di dieci anni di governo conservatore. Esito pari e patta, entrambi hanno predicato ai convertiti, come si dice da queste parti. Se è difficile che abbiano fatto cambiare idea agli indecisi è per via dell’unicità di questa tornata elettorale: non si vedevano due programmi politici così divergenti dal 1945, o forse non si sono mai visti. I sondaggi? Danno in testa i Tories ovviamente, a dieci punti di vantaggio: 43% a 33%. Ma era così anche nel 2017, ai tempi di Theresa «Strong and Stable» May.

(il manifesto, 08/12/19)

L’ipocrisia della politica identitaria: sionismo e semitismo nel partito laburista

Jeremy Corbyn in campagna elettorale a Swansea, nel sud del Galles

Sono almeno tre anni che la questione va avanti. Precisamente da poco dopo che Jeremy Corbyn prendesse inaspettatamente le redini del partito in mezzo allo sbigottimento generale, iniziando una rivoluzione copernicana della prassi e della teoria ideologiche del Labour tanto radicali da essere percepite ai confini della trasformazione antropologica. La presenza – innegabile, manipolabile, tossica – di antisemitismo nel partito laburista.

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Sull’antisemitismo del Labour di Corbyn

Anche se nessuno mi toglie dalla testa che Twitter sia una colossale centrifuga di cazzate 7,5 volte su dieci, in questo caso bisogna fare un’eccezione.

Thoroughly persuaded as I am that Twitter is a colossal bullshit propeller 7.5 times out of ten, an exception imposes itself here. 

 

IL manifesto

Si vota il 12 dicembre, l’ennesima volta in cinque anni. No, Godot-Brexit non è arrivato, chissà se e quando lo sarà. Finora è stata una campagna elettorale moscia, floscia, in differita, al buio e al freddo. A iniettargli adrenalina è il programma elettorale del New “Old” Labour di Jeremy Corbyn, presentato ieri a Birmingham.

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Andata al passato

La campagna per le politiche anticipate del prossimo 12 dicembre è ufficialmente partita ieri dopo esserlo stata ufficiosamente da settimane, se non da mesi. Premier da novanta giorni – ieri usciva dalla porta girevole di Downing Street senza sapere se vi farà ritorno – e già ex, quello di Boris Johnson non poteva essere debutto elettorale meno propizio. Bersagliato da una pioggia di tegole mediatiche, ieri è andato dalla sovrana come vuole la consuetudine dello scioglimento del parlamento.

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Deals, dealers, delays

Continua l’iter parlamentare della controffensiva volta a impedire la Brexit verso cui il neopremier Johnson tende con ogni fibra delle sue spoglie mortali: l’uscita senza accordo dall’Ue il prossimo 31 ottobre, Halloween, data appositamente mostruosa.

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I Protocolli dei Savi di Jeremy

È ufficiale: il partito laburista di Jeremy Corbyn sarebbe ormai talmente antisemita da far invidia agli Ustascia di Ante Pavelic. Con la pubblicazione – a pagamento – sul Guardian di una lettera di una sessantina di deputati laburisti (circa un terzo del gruppo parlamentare) che accusano Jeremy Corbyn apertamente di antisemitismo.

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