Apocalypse Trump

In questa realtà scatologica che ormai supera la fiction più inquietante, può accadere che il razzista inquilino della Casablanca, fenomeno prettamente spettacolare nelle cause ma tragicamente reale nelle conseguenze, rubi più o meno consapevolmente le battute a personaggi prodotti dal genio distopico della sceneggiatura. The horror, the horror…

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Futuro al ritorno

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Nel discorso con cui Jeremy Corbyn ha concluso la tre giorni congressuale del partito a Liverpool c’erano gli elementi principali che hanno contraddistinto il ritorno del Labour a se stesso nei tre anni da che ne ha preso rocambolescamente le redini: la lotta alla disuguaglianza, alla catastrofe ambientale, alla disoccupazione, alla colpevole passività del Paese nei confronti del problema palestinese (di cui è tutto sommato corresponsabile) e – elemento, questo, del tutto nuovo – al suo tradizionale ruolo ancillare nei disastri statunitensi in politica estera.

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Brexistentialism

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Il governo May con gli otto ministri dimissionari in rosso

Come la più coriacea delle amazzoni, Theresa May resta in sella. Il summit governativo della settimana scorsa, la prima vera resa dei conti politica nello psicodramma brexitstenzialista che attanaglia la Gran Bretagna da ormai due anni, ha prodotto le ultime due defezioni in un governo dove ormai i dicasteri hanno porte girevoli.

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Le bombe della zia May

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Alla fine Theresa May ha preferito accodarsi al punitore francoamericano in fretta e furia pur di non consultare il Parlamento, ben sapendo che la via democratica alle bombe le sarebbe stata sbarrata in aula.

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Tu quoque, populismo

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Se il liberalismo anglosassone ha sempre tenuto a bada la demagogia, lo deve anche a Shakespeare. Non è dunque per coincidenza che le élite metropolitane di New York e Londra, giustamente turbate dal trumpismo imperante come dal nazionalismo targato Brexit, ricorrono al Bardo per mettere in guardia sul pericolo corso da una democrazia odiosamente sottratta al loro oligopolio.

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Space Junk

Dopo aver letto dell’ultima iniziativa di Elon Musk – multimiliardario prenditore digitale la cui hubris e arroganza sono uno ormai uno dei simboli più eclatanti della deficienza artificiale che sta per sostituirsi a quella umana come garante della continuazione ininterrotta dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo al ritmo del quale stiamo massacrando la disgraziata biglia terracquea che infestiamo – vorrei lanciare un accorato appello.

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Arcore, New York e lo spirito del mondo

Nei primi anni Settanta, prima che il birro Rudolph Giuliani la “ripulisse” a colpi di lanciafiamme e carte di credito, New York assomigliava alla Detroit di oggi: una città fantasma con i suoi fantasmi – tossicodipendenti, disoccupati/e, prostitute/i, senzatetto. Il comune era alluvionato di debiti – Roma in my mind– incapace di pagare gli stipendi, a un passo dal fallimento (default).

(continua)

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