Ancora Don McCullin

È una mostra completa sui lavori fotografici di Don McCullin (1935), quella vista  alla Tate Britain di Londra: dai memorabili scatti di guerra, comprese immagini dal Vietnam e dall’Irlanda del Nord fino alle foto più recenti dalla Siria. Ma anche i servizi realizzati in Inghilterra, sulla povertà e sul lavoro e i paesaggi del Somerset.

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Don McCullin, cuore di tenebra

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Don McCullin a Hue, Vietnam, durante l’offensiva del Tet nel 1968 © Nik Wheeler

“Mito”, “leggenda”, “icona”: logore e abusate (© correttore di Word) formule con cui chi scrive di qualcuno noto cerca di enfatizzarne a tutti i costi l’importanza (e con essa la propria, giacché viviamo e moriremo in una società celebrolesa).

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Rule Brexitannia!

Nei quasi tre anni che ci separano dal 23 marzo 2016, la squassante virulenza con cui la British exit si è abbattuta sulla Gran Bretagna – scavando un fossato nelle famiglie, nelle coppie e nella società in generale, rimescolandone pubblico e privato e riscoprendo una dimensione politica del reale in realtà mai venuta meno – ha prodotto un gettito di lavori che cercano di descrivere, analizzare, criticare quello che è evidentemente uno psicodramma identitario collettivo.

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Tu quoque, populismo

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Se il liberalismo anglosassone ha sempre tenuto a bada la demagogia, lo deve anche a Shakespeare. Non è dunque per coincidenza che le élite metropolitane di New York e Londra, giustamente turbate dal trumpismo imperante come dal nazionalismo targato Brexit, ricorrono al Bardo per mettere in guardia sul pericolo corso da una democrazia odiosamente sottratta al loro oligopolio.

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Fill (the void)

A prescindere da come – e quando – si scioglierà l’intreccio, a Londra la saga Brexit sta facendosi sentire. L’effetto è ancora soprattutto psicologico. Se la capitale si è espressa con un massiccio 60% contro l’uscita del Paese dall’Ue prescritta dall’esito referendario del giugno 2016, è anche perché conta una vasta comunità internazionale. Forte, a sua volta, di un congruo contributo di italianità: circa 600mila connazionali, socialmente polarizzati fra «expat» per scelta e «migranti economici» per forza, uniti al centro da un’abbondante zona grigia.

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Cittadini di nessuna parte, uniti

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“Brexit means Brexit means Brexit”, ha ripetuto come un disco rotto in epoca di musica liquida Theresa May, riattualizzando Gertrude Stein senza naturalmente avere un’idea chiara di cosa significhi. Un gruppo di autori e lavoratori del cognitariato italo-londinese, colti in mezzo al guado dell’uscita del Paese dall’Ue, proverà questo fine settimana a interrogarsi sull’indovinello della sfinge May, a ragionare su internazionalismo letterario e molto altro assieme a un panel di ospiti di rilievo. Il Fill, Festival of Italian Literature in London, si terrà sabato 20 e domenica 21 ottobre preso la Print Room at the Coronet, grazioso teatro off al 103 di Notting Hill Gate.

Una valida ragione per fare un salto a Notting Hill che non sia la ricerca della finta autenticità di Portobello Road. Il programma è quasi sold-out, qui la possibilità di accaparrarsi gli ultimi biglietti.