Donald Trump a Londra II

Londra ha accolto Donald Trump con il suo miglior grigiore, la sua migliore pioggia, i suoi migliori manifestanti. E mentre il pallone gonfiato con l’effige del presidente degli Stati uniti sventolava irriverente sulle decine di migliaia di teste accorse a dire no al rituale diplomatico ossificato, vuoto e opulento riservatogli, l’effigiato – non meno gonfiato – continuava il tour delle massime cariche dello stato britannico.

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Donald Trump a Londra (I)

Nemmeno s’era aperto il carrello per atterrare a Stansted nella visita di Stato di tre giorni, che già Donald Trump faceva dono all’umanità di un altro dei suoi cinguettii sibilanti. Nella fattispecie ne era destinatario Sadiq Khan, sindaco della capitale nella quale si apprestava ad atterrare, definito dall’impresario della compagnia di giro che è diventata la presidenza degli Stati uniti «un gelido sfigato».

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L’eresiarca

Mai come nel caso del neoe­letto lea­der del Labour Party, Jeremy Cor­byn, si era inver­tita la pira­mide gerar­chica all’interno di un par­tito di oppo­si­zione, con la base che ha spet­ta­co­lar­mente scip­pato il timone alla diri­genza. E le con­se­guenze sono dirom­penti, sia per le riper­cus­sioni negli equi­li­bri interni al par­tito e nella pro­pa­ganda dei con­ser­va­tori – il cui con­gresso, tenu­tosi a Man­che­ster, si è appena con­cluso — che per via dell’ormai ben nota ere­sia cor­by­niana su due car­dini dello sta­tus quo politico-istituzionale del paese: gli arma­menti nucleari e la monar­chia.

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God Shave the Queen

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Jeremy Corbyn, l’internazionalista, ovviamente non riesce a cantare le impronunciabili strofe dell’inno nazionale, sorta di glorificazione musicale delle peggiori porcherie compiute da un popolo nel nome della propria presunta superiorità (vale per i britannici ma anche per qualsiasi altro inno nazionale europeo). E la stampa, moderata e non, gli è naturalmente saltata quasi tutta addosso.

C’è un particolare piacere nell’assistere a queste piazzate isteriche. È la prima volta che, finito quasi per sbaglio in posti chiave, improvvisamente qualcuno usa un linguaggio del tutto alieno, proveniente da una galassia lontana milioni di anni luce dalle ridicole e decrepite parrucche dell’establishment. Uno che non dice – e non canta – le solite cazzate. Che anche duri poco, ne valeva urgentemente la pena.