‘Made in Italy’ Right wing: anticipatory and shameful

Brexit in America? Supertrump just did it. Liberal, progressive, identity politics-obsessed America should face it, regroup, and antagonise it. A little soul-searching in the so-called left-wing moderates won’t do any harm either: the antiphon hammered for so long that the class conflict had been superseded, alongside the categories of left and right, has just been dramatically contradicted. The society of spectacle of course played its part.

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Supertrump

Brexit in America. (Grazie a Ms Cruillas per la segnalazione)

Lo sforzo del risveglio

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The Farce Awakens. È riuscito Guerre Stellari.

Riuscito in tutti i sensi. I critici sono tutti d’accordo: è un capolavoro, ci sono tutti i pupazzi pelosi dall’espressione profonda di un tempo, più ghiottissime nuove entrate. Dopo quattro prequel e sei sequel, ecco finalmente il tel quel: un film Disney che esce allegato in omaggio ai suoi gadget, fatto per i bonari cinquantenni stanchi della crisi, che rimpiangono gli anni Ottanta, quando tutto sembrava così promettente e c’erano “gli Spandàu.” Un film veramente autarchico, fatto direttamente dal suo fan club per il suo fan club.

La mia generazione, come qualunque altra, si divide infatti in gruppi divisi da incrollabili fedeltà: quelli che adorano Guerre Stellari e quelli che adorano Star Trek, un’altra delle pseudo-diadi della cultura di massa come papato e impero, monarchia e repubblica, Bach e Händel, Chopin e Liszt, Croce e Gentile, comunismo e fascismo, Coca e Pepsi, i Beatles e gli Stones, e – da subito prima e dopo la caduta del muretto -, “gli Spandàu” e i Duran Duran, Rihanna e Beyoncé, Mercedes Benz e Bmw, Bill Gates e Steve Jobs, Berlusconi e Renzi, e potrei naturalmente continuare (solo una è autentica, chi indovina qual’è vince una forcina originale della crocchia della principessa Leia).

Sul dilemma identitario da società affluente innescato da queste due pellicole sono stati scritti fiumi d’autorevole inchiostro e non oso certo aggiungere altro. Ma non posso esimermi dal richiamare alla mente un’importante opera. Tra i grandi picchi della cinematografia di sempre si distingue Balle Spaziali di Mel Brooks, che noi apprendisti intellettualoidi di sinistra snob vedevamo sdraiati su un tappeto di canapa, spaccandoci dalle risate all’immortale sequenza iniziale dell’astronave che non finisce mai.

Guerre Stellari è in realtà un film in costume, un museo del futuro. Niente invecchia come la fantascienza, tutto cambia tranne il futuro, mentre siamo già in attesa del prossimo ancora quel.

Chi aspettava con ansia il ritorno di questo zombi andrebbe murato vivo dentro l’Azzurro Scipioni senza popcorn e smartphone, davanti a uno schermo che eroga spietatamente tutta la filmografia di Haneke non doppiata.

Completely relevant anniversaries – Pier Paolo Pasolini

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Pier Paolo Pasolini, whose notoriously controversial death happened 40 years ago to the day, was the last truly great Italian intellectual of the XX century: greater than Calvino – who was maybe better than him as a novelist, but was not a poet, an essayist and most of all a film maker as PPP – and Leonardo Sciascia, whose musings on mafia-permeated Sicily were, despite their courage, more parochial.

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