Disastri di chirurgia plastica

Della tetrarchia storica dell’hardcore americano – Hüsker Dü, Bad Brains, Black Flag, Dead Kennedys – la band che ancora riesce a dire qualcosa di attuale sono i Kennedys. Il loro album politicamente più intelligente è Plastic Surgery Disasters (esiste forse un concetto più attuale? Basta fare, che ne so, due passi nel quartiere di Vigna Clara, a Roma). Che pur essendo uscito nell’82, quando lo scrivente aveva 14 anni, contiene due brani perfettamente adatti a commentare due storie recentissime: una di miserabile cronaca nazionale, l’altra di cosiddetta rilevanza internazionale.

La prima è stato il raduno di band naziskin nella splendida Rogoredo, sobborgo milanese protetto dall’Unesco. L’altra è quella delle intercettazioni telefoniche al G20 di Londra del 2009. L’una è stata iniziativa eufemisticamente controversa, che trova in Nazi Punks Fuck Off – pezzo-manifesto/scarica elettrica di pochi secondi -, una trattazione del tutto articolata e lucida.  La seconda riecheggia in I am the Owl, sagace commento sullo stato di sorveglianza permanente in cui la più ricca democrazia del mondo tiene i nemici, gli alleati e i propri cittadini. Di cui un tale Snowden ha parlato pochi giorni fa.

Eccole entrambe in versione live proprio a Londra, in occasione di un tour europeo della band. La qualità è quella che è, ma è una performance storica. E Biafra, needless to say, è il solito fascio di energia e sarcasmo acuminato, soprattutto nel discorso che introduce NPFO all’audience inglese, un pezzo che scatenava controversie a ogni loro show (l’antiamericanismo della scena punk dell’epoca era alto).

Autore: leonardo clausi

Si tratta di prendere Troia, o di difenderla.

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