Gli uomini vuoti

Mentre il mondo “libero” scopre con sgomento e sdegno che quell’associazione a delinquere di stampo mafioso che munge la sempre enfia mammella del torneo calcistico-circense grazie alle indagini congiunte della superpotenza imperialista nota per il proprio totale disinteresse nei confronti di detto sport assieme a quella finanziaria fiorita sui capitali sporchi di sangue di mezzo mondo trabocca di putredine solo perché dei due paesi che dovrebbero prossimamente ospitarne lo svolgimento dietro pagamento di regolarissime tangenti uno è una teoligarchia estrattiva premoderna l’altro l’ex nemico ideologico involontariamente trasmutatosi in pericoloso concorrente ideologico;

mentre in Italia tutto il cellophane della tolleranza pelosa con cui la socialdemocrazia liberale ha cercato di avvolgere le proprie insanabili contraddizioni si squaglia davanti al calor bianco di un odio di classe travestito da etnico e l’unica cosa che sa fare davanti alle orde urfasciste che essa stessa ha contribuito a far resuscitare da un sistema fognario prossimo al collasso da sovraffollamento è di strillargli isterica del razzista non senza lamentare compunta “la fine della politica”;

mentre in questa parte del mondo prossimamente ex privilegiato ancora ci si spella le mani per l’ennesima concessione di diritti civili in un paese ormai post-cattolico che fa arretrare proporzionalmente un’assai più urgente rivendicazione di diritti sociali focalizzando sull’indubbio eppure un pelo farlocco progresso che essa rappresenta l’attenzione di tutti coloro che davvero si credono gli unici eticamente e politicamente degni;

mentre qui in Gran Bretagna quello che già si profila come il peggior governo dai tempi di Thatcher perché guidato ormai senza alcun freno da uno che rappresenta il naturale approfondimento del solco da lei tracciato e poi difeso da Tony Blair sta gettando le basi per una comprensibile uscita dal baraccone Euro-peo e puntando a tutto vapore verso la naturale trasformazione del paese in un’associazione di imprese private il cui utile coincide con l’amministrazione della subalternità dei molti rispetto dei pochi che “lavorano duro” quando non rubano o ereditano;

proviamo a trattenere un attimo il respiro.

A spegnere il sibilo urticante dei media fuffogeni che ci inzeppano i neuroni.

A fermare la ruota nella quale, come tanti criceti, ci affanniamo restando disciplinatamente sul posto.

Potremo udire, flebile, in lontananza, come da quelle conchiglie che ancora si trovavano sui litorali quando eravamo piccoli, il lamento con cui finisce il mondo.

Autore: leonardo clausi

Si tratta di prendere Troia, o di difenderla.

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