L’aquila spennata

Nella Gran Bretagna post-Brexit le porte girevoli della leadership non si fermano un attimo. Ieri, proprio mentre Angela Eagle annunciava la propria sfida alla leadership del partito laburista, la sua omologa tory, Andrea Leadsom, convocava improvvisamente una conferenza stampa per ritirare la propria, consentendo così a Theresa May di diventare premier.

Le compagini dei due partiti, spazzate via dall’esito referendario che ha catapultato il paese fuori dell’Europa e dentro non si sa bene cosa, si ricompongono a due velocità. Alla brutale rapidità del carrierismo dei conservatori, adusi a gestire professionalmente il potere, fa riscontro il penoso e autolesionistico esaurimento nervoso dei laburisti, sconvolti dal putsch dei deputati del Plp ai danni del mal tollerato “leader per caso” Jeremy Corbyn.

Ora, dopo due settimane di tentennamenti, Angela Eagle, 55 anni, nativa dello Yorkshire ex ministra dimissionaria per il commercio nel decimato gabinetto-ombra di Corbyn, ha finalmente rotto gli indugi. «Jeremy Corbyn non è in grado di fornire la leadership richiesta da questo enorme compito. Io credo di esserlo…Non sono blairiana, non sono browniana e non sono una corbynista. Sono me stessa, una solida donna laburista». Eagle ha così riassunto le motivazioni della sua candidatura, parlando a Londra alla sede dell’Institution of Engineering and Technology vicino Embankment e dopo essere stata presentata dall’ex vice-leader sua alleata Harriet Harman. Davanti a lei svariati nomi al top del Plp tra cui Alan Johnson e Margaret Hodge (che aveva organizzato la sfiducia a Corbyn).

Dunque si compie un passo in più verso un’altra sessione di primarie e forse verso una storica scissione. Ma le modalità con cui si potrebbe giungere a entrambi sono oggetto esse stesse di accesa disputa, complice anche la vaghezza lessicale delle regole statutarie del partito. Corbyn è certo di comparire automaticamente nella rosa dei candidati, anche solo in ragione della plebiscitaria vittoria (60%, la più alta nella storia del Labour) con cui gli iscritti lo hanno eletto. Ma gli avversari sostengono che per correre di nuovo dovrebbe comunque assicurarsi il 20% dei consensi dei deputati al parlamento nazionale ed europeo, una cinquantina: traguardo arduo da raggiungere dopo che l’80% (40 a favore, 172 contro) di essi l’ha sfiduciato e precisa ragione per cui vorrebbero imporre un simile percorso.

Sull’interpretazione del passaggio controverso del regolamento statutario per l’elezione del leader organizzata dal Nec, il comitato esecutivo nazionale del partito, è probabile si arrivi alle vie legali. Corbyn non ha dato le dimissioni nonostante l’enorme pressione su di lui nelle ultime settimane e non ha alcuna intenzione di «tradire» il mandato della base.

I deputati del Plp – proprio la maggior parte di loro, compresa Eagle, hanno votato a favore dell’invasione dell’Iraq – sono disperatamente aggrappati all’idea di liberarsene per evitare che il traumatico dirottamento del partito verso il socialismo ordito da Corbyn li lasci senza cadrega.

(il manifesto, 12/07/16)

Autore: leonardo clausi

Si tratta di prendere Troia, o di difenderla.

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