Il bello della democrazia

Nel mondo alla rovescia che è il Westminster post-brexit, chi dovrebbe formalmente rimanere lascia e chi invece altrettanto formalmente dovrebbe lasciare resta. Solo per questo la risolutezza del 67enne Jeremy Corbyn, anello di disgiunzione fra la componente parlamentare di un partito ormai totalmente estranea alla propria base e detta base, rappresenta un pregevole unicum. Dopo ore di consultazione del Nec, il comitato esecutivo del Labour alle 20 (le 21 in Italia) ha deciso che il leader in carica può candidarsi alle primarie e rispondere alla sfida di Angela Eagle senza ulteriori formalità né raccolta delle firme a sostegno in un partito parlamentare a lui quasi del tutto ostile.

Il vertice del partito laburista ha le convulsioni, le più traumatiche dai tempi della scissione degli anni Ottanta che diede breve vita al centrista partito social-democratico, il Sdp. Il golpe scatenato addosso a Corbyn per due settimane da tutto l’establishment del Plp – i parlamentari laburisti – pur coadiuvato dal dispiego di tutte le leve nei vecchi media con cui le volpi blairiane avevano coibentato il consenso negli anni d’oro del Nel Labour, è miseramente fallito. Come una vecchia quercia, il gentile ma risoluto Corbyn ha inesplicabilmente resistito alle scuri dei tecnocrati.

Dunque si è passati alla seconda fase, quella del candidato fantoccio. Il lancio della sfida alla leadership di Angela Eagle, lunedì, è stato un affare abbastanza imbarazzante. Dopo aver annunciato la propria candidatura a guidare il partito come motivata dall’ «incapacità di Jeremy come leader», Eagle ha chiamato per nome i giornalisti della Bbc e di Itv dai quali si aspettava qualche domanda. Solo per apprendere, nell’imbarazzo generale, che erano corsi a gambe levate all’assai più succulenta conferenza stampa con cui Andrea Leadsom si apprestava a liberare il campo a Theresa May. Dopo aver aspettato una settimana ad avanzare la candidatura, il suo team ha scelto il giorno sbagliato. L’essere snobbata dai giornalisti top al momento cruciale della propria carriera non è dipeso solo dal fatto che il ritiro di Leadsom fosse oggettivamente più importante, ma dimostra lo scarso rilievo politico del personaggio.

Eagle è degnissima esponente della cosiddetta soft left del partito, non fa parte del drappello dei giovani e meno giovani carrieristi dal bollino Blair, ma quasi nessuno sapeva chi fosse prima che Corbyn la chiamasse nel suo governo ombra in qualità di ministro del commercio. E la sua aspirazione a sostituire un leader che ha accresciuto esponenzialmente la membership della base del partito (siamo a quota 600.000) soprattutto dopo la cospirazione ai suoi danni, parte già zoppa. Peggio, ha incattivito gli animi, già tesi a livello nazionale dopo l’esito del referendum. Ieri qualcuno ha tirato un mattone contro la finestra del suo ufficio nel Merseyside e i suoi collaboratori sono stati fatti oggetto di una ridda di insulti via telefono e social media. Corbyn, che ha a sua volta ricevuto minacce di morte negli ultimi giorni, ha condannato ogni violenza e invitato alla calma.

L’attenzione spasmodica concentrata sulla questione legale della presenza del nome del leader «uscente» nella rosa dei candidati nelle primarie gestite del Nec, il comitato esecutivo del partito, dice tutto sullo stato del Labour. Al netto di possibili ricorsi contro la decisione, ora la corsa per la leadership può dirsi aperta. Alle primarie votano tutti gli iscritti al partito (con Momentum, il movimento pro-Corbyn che sta reclutando nuove leve da settimane). Con il leader è anche il segretario di Unite, Len McCluskey, che continua a schierare il potente sindacato – senza i cui finanziamenti il Plp se la passerebbe male – dietro a Corbyn, «un uomo degno»: la sua esclusione sarebbe «un atto sordido», aveva detto prima del voto.

Il Nec è durato diverse ore. A quanto si apprende, il via libera a Corbyn sarebbe passato a maggioranza e a scrutinio segreto. Per tutta la giornata il clima è stato teso, con il presidente che ha chiesto a Corbyn di lasciare l’assise per l’ovvio conflitto di interessi. Nel frattempo, a Londra e in altri centri, Momentum ha organizzato varie manifestazioni di sostegno al travagliato leader.

Al termine della riunione nel quartier generale del Labour a Londra, Corbyn è uscito visibilmente soddisfatto incontro a una folla di sostenitori che lo attendevano. Brevi, come di consueto, le dichiarazioni. «Mi compiaccio della decisione del Nec, adesso farò la mia campagna tutta dedicata alla lotta alla disuguaglianza e alla povertà, l’unica cosa che conta».

(il manifesto, 13/07/16)

Autore: leonardo clausi

Si tratta di prendere Troia, o di difenderla.

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