L’invenzione della nazione

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Non c’è pace tra le solenni pareti del Foreign Office. Come se non bastassero le violente reazioni di Putin alle ultime russofobe esortazioni del titolare degli esteri Boris Johnson a protestare contro l’ambasciata russa a Londra per i bombardamenti in Siria e il governo che rischia una crisi parlamentare su questioni relative al Brexit, ieri il ministero degli esteri britannico ha dovuto perfino misurarsi con una piccata nota dell’ambasciatore italiano Pasquale Terracciano.

In essa, il nostro ambasciatore in Gran Bretagna lamentava una deplorevole svista segnalatagli da connazionali indispettiti: alcuni moduli scolastici, distribuiti alle famiglie degli alunni per raccogliere informazioni su questi ultimi, distinguevano a livello etnico linguistico i napoletani e i siciliani dagli altri italiani.

Più nello specifico, nei moduli online di alcuni distretti scolastici del Nord del Paese, Galles e Lancashire in particolare, si era chiamati a distinguere se italiani tour court, italiani-napoletani o italiani-siciliani. Ovvia una certa irritazione in alcuni genitori che si sono fatti sentire in ambasciata. Già preceduta da una telefonata, la nota di scuse in risposta alla segnalazione dell’ambasciatore – il quale aveva fatto notare, con humor anglosassone, che l’Italia è unificata «dal 17 marzo 1861» – sarà diramata nelle prossime ore.

Non è del tutto da escludere che il grossolano errore sia stato causato dalla copiatura distratta di qualche altro menu informatico, ma l’effetto è comprensibilmente nefasto in questo particolare momento politico in cui la Gran Bretagna è sotto i riflettori non certo per la propria apertura verso il resto dell’Europa. Già qualche giorno fa, la ministra dell’Interno Amber Rudd si era dovuta rimangiare una proposta annunciata in pompa magna poco prima al congresso dei conservatori a Birmingham, quella d’imporre alle aziende nazionali la pubblicazione dei numeri di lavoratori stranieri impiegati, in modo da “smascherare” quelle che assumono pochi britannici. Questo precipitoso e mesto dietrofront del governo dimostra quanto difficile sia la via populista imboccata da Theresa May sull’immigrazione.

Quanto a questa castroneria, per quanto benigna e involontaria, non si può fare a meno di notare che stoni con la passione che hanno sempre avuto gli storici e i parlamentari, soprattutto inglesi, per il risorgimento italiano; come la questione meridionale ci segua fedele come un’ombra; e di immaginare il venerabile Denis Mack Smith, storico cantore dell’epopea Mazzinian-garibaldina, per nulla o poco compiaciuto di questa gaffe dei suoi connazionali.

(il manifesto,13/10/16)

Autore: leonardo clausi

Si tratta di prendere Troia, o di difenderla.

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