L’identità del “soldato”

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Continuano febbrili le indagini sull’attacco alla Camera dei Comuni che ha lasciato finora una scia di cinque morti e una cinquantina di feriti, 31 dei quali ancora ricoverati in ospedale. Due persone sono in gravi condizioni, una terza è in pericolo di vita.

Si è allungato il bilancio provvisorio, col nome di una quarta vittima escluso l’attentatore: è un settantacinquenne di Clapham, South London, si chiamava Leslie Rhodes. Undici finora gli arresti, ultimo dei quali una donna di trentanove anni a Manchester, poi rilasciata su cauzione. La maggior parte sono stati compiuti a Birmingham. Due in particolare sono «significativi», secondo quanto annunciato da Scotland Yard. Ieri erano ancora in corso perquisizioni anche a Stratford, il quartiere di East London dove sorge il complesso olimpico.

LA POLIZIA HA RINVENUTO 2700 reperti sul luogo della strage, mentre i testimoni fattisi avanti sono stati 3500, consegnando centinaia di clip digitali girati su dispositivi portatili. Si cercano informazioni per accertare se il killer abbia effettivamente agito da solo, com’era parso finora, o avesse dei complici. Un passato di condanne per violenza – aveva accoltellato un uomo nel 2000 dopo una lite in un pub – e possesso di arma da taglio, Masood aveva 52 anni, aveva tre figli, si chiamava in realtà Adrian Russell Elms ed era nato nel Kent. Aveva una serie di nomi diversi e nel noleggiare l’auto usata nell’attacco a Birmingham si era qualificato come insegnante, anche se non ha mai insegnato in nessuna scuola pubblica nazionale. Il nome Masood era stato scelto dopo la conversione all’islam.

FITTE LE RICERCHE anche presso l’albergo di Brighton dove l’uomo aveva pernottato la sera precedente l’attacco: la stanza 228 dove Masood aveva passato la notte – anche il fine settimana precedente – è stata meticolosamente analizzata per rilevamenti di Dna e impronte digitali. Sono stati anche interrogati il personale dell’albergo nella persona del manager e della receptionist, entrambi rimasti di stucco nell’apprendere che quell’ospite, che si era distinto per gentilezza e affabilità, avesse passato l’ultima notte prima di andare a compiere un omicidio di massa proprio nel loro albergo. L’hanno definito «molto gentile, scherzoso e amichevole». La polizia ha fatto visita anche alla madre di Masood, che vive in una remota località del Galles; pare che non avessero più rapporti da anni e non è indagata.

LE MISURE DI SICUREZZA di Westminster saranno ora sottoposte a revisione e incrementate, cercando di salvaguardare la fruibilità del luogo da parte di addetti ai lavori e pubblico. Il ministero dell’interno ha raddoppiato le pattuglie di polizia di ronda in città. Resta il fatto che titoloni come «attacco alla democrazia» e simili che hanno affollato le pagine dei giornali nazionali e internazionali fino a oggi non reggono a una spassionata analisi di quanto è accaduto effettivamente: per quanto dagli esiti tragici, l’attacco di un individuo – probabilmente da solo, senza neanche un’arma da fuoco, armato unicamente di un’automobile e di un coltello -, è ben altra cosa da qualcosa di premeditato e ben organizzato come furono, per esempio, quelli del luglio 2005. Ma, appunto, gli inquirenti stanno ancora cercando di stabilire se abbia agito da solo, suggestionato da materiale propagandistico online, oppure avesse dietro un sostegno logistico.

INTANTO CONTINUANO i tributi di solidarietà alle vittime. Dopo la veglia a Trafalgar Square di giovedì sera, alla quale avevano preso parte cittadini e personalità politiche come il sindaco Sadiq Khan e la ministra dell’interno Amber Rudd, ieri è stata la volta dei massimi leader religiosi che hanno voluto dare un segno tangibile di unità e solidarietà: accanto all’Arcivescovo di Canterbury Justin Welby erano il Rabbino capo del Commonwealth Ephraim Mirvis, e l’Imam della London Central Mosque, Khalifa Ezzat. Segnale importante, soprattutto in vista di una temuta escalation di attacchi alle moschee nazionali. Ieri pomeriggio il sindaco ha deposto fiori lungo Westminster Bridge, vicino a quelli lasciati da privati cittadini.

Aveva fatto lo stesso qualche ora prima davanti agli uffici di Scotland Yard, dove vanno accumulandosi quelli in memoria di Keith Palmer, il poliziotto ucciso da Masood. Poco dopo l’attacco, il sindaco, di religione musulmana, era stato chiamato in causa da un tweet di Donald Trump junior che lo criticava per aver affermato in passato che gli attacchi terroristici facessero parte dei rischi del vivere in una metropoli. Khan era stato già attaccato dalla stampa codina, in particolare dal Daily Express, che gli aveva rinfacciato la mancanza di una pronta dichiarazione immediatamente dopo la tragedia. Ma aveva scelto di non replicare, sostenendo di avere «cose più importanti da fare».

(il manifesto, 25/03/17)

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Autore: leonardo clausi

Si tratta di prendere Troia, o di difenderla.

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