Elezioni politiche 2017: Intervista a Tim Bale

Tim Bale è Professor of Politics presso la Queen Mary University of London, ha scritto libri sui partiti conservatore e laburista e collabora con varie testate tra cui Bbc, Guardian, Financial Times.

Quali sono state le sue reazioni all’annuncio inatteso della premier?

Ero sorpreso che non lo avesse fatto prima. Pensavo fosse logico già dallo scorso autunno. Viste la notevole debolezza del partito laburista e la maggioranza esile che aveva, la conclusione ragionevole era di chiamare il paese alle urne, tenendo anche conto del fatto che era diventata premier grazie ai colleghi e non al voto popolare. Cominciavo a pensare che non l’avrebbe più fatto visti i ripetuti dinieghi, e con il tempo che ormai scarseggiava. È una politica astuta e ha sorpreso tutti.

Non trova ingenua tutta l’indignazione puritana con cui ha reagito il centro sinistra?

È in parte una reazione alla consapevolezza che perderanno queste elezioni e quindi si aggrappano a tutto ciò che trovano. Tutti sanno che la tattica fa parte della politica, la sua è stata particolarmente efficace e questo provoca risentimento. Credo che le accuse moraleggianti, come anche quelle d’incostituzionalità, siano false, il comportamento di chi sa che sta per essere sconfitto. Ciò non toglie che laburisti, libdem e anche alcuni fra gli stessi conservatori siano genuinamente sotto shock.

Ma in linea strettamente teorica May non aveva bisogno di convocarle queste elezioni. Lo fa perché vuole tutelarsi in caso d’inasprimento dei termini della negoziazione Brexit.

Direì di sì, soprattutto considerando lo scenario qualora non le avesse convocate. È abbastanza intuibile che la situazione si sarebbe complicata sia nel caso in cui le trattative non andassero secondo la sua volontà che in quello, abbastanza probabile, che l’economia non tenga, senza tener conto dei problemi nel sistema sanitario nazionale, che non faranno che aumentare con il prosieguo dell’austerity. Direi che sommando a queste tre cose il cospicuo margine di vantaggio sui laburisti appare chiaro come un’occasione del genere non si sarebbe ripresentata.

Il vantaggio sul Labour è effettivamente schiacciante, Corbyn è dato per spacciato, tuttavia ci sono stati vari recenti esempi di risultati che hanno fatto arrossire maghi della statistica come infallibili allibratori. 

Credo che Corbyn sia politicamente morto e non sia affatto il candidato in grado di trascinare con sé l’entusiasmo degli elettori. Non è il leader populista carismatico necessario in questo clima non ne vedo a destra come a sinistra dei conservatori, soprattutto ora che Nigel Farage è uscito di scena. Non penso proprio che quest’elezione possa riservare sorprese: sarebbe bello se lo facesse, la renderebbe assai più interessante. Sarà invece dal finale già scritto, con un afflusso alle urne più basso che in passato vista la cosiddetta stanchezza elettorale.

Tuttavia questo è quanto di più vicino all’autoritarismo la madre di tutti i parlamenti può esprimere. E che potrebbe ridurre il paese a un paradiso fiscale che commercia proficuamente con la Nuova Zelanda…

C’è gente che la pensa così, e non solo nelle retrovie del partito conservatore, che soffre di quel tipo d’illusione e che, grazie anche alla probabile larga maggioranza, potrebbe trasformare il paese in una specie di Singapore. Tuttavia credo che ci siano altrettante teste pensanti fra i Tories, consapevoli che quella non è una visione del paese che possono vendere al popolo britannico.

Il tono sciovinista dei titoli dei tabloid di ieri fa venire i brividi. Non crede che il risultato di tutto questo flirtare del governo con i bassi istinti della destra non farà che aumentare il golfo fra un’Inghilterra dal nazionalismo crescente e una Scozia già irrimediabilmente nazionalista? Insomma che spacchi definitivamente l’Unione?

È molto probabile. Queste elezioni daranno allo Snp la possibilità di perorare ulteriormente la causa di un secondo referendum presso l’elettorato scozzese e ottenerne in cambio il sostegno e la legittimazione. Penso anche che una volta che Theresa May avrà finito con Brexit – se mai finirà – dovrà affrontare Nicola Sturgeon in una battaglia che potrebbe perdere. Non mi sbilancio in previsioni che vedono un’uscita della Scozia dall’Unione, ma il risultato di un prossimo referendum potrebbe essere più ravvicinato di quello del 2014. A fronte di un nazionalismo inglese in ascesa ci sono molti scozzesi che non vogliono uscire dall’Ue e vedono il dominio Tory in Inghilterra come una minaccia alla Scozia: probabilmente voteranno di conseguenza. Il pericolo che il paese si spacchi è serio.

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Autore: leonardo clausi

Si tratta di prendere Troia, o di difenderla.

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