Corbyn incassa la sveglia delle amministrative

corbynIl risultato della prima tornata di elezioni amministrative del 2017 in Inghilterra, Galles e Scozia torna a essere in linea con i sondaggi, confermando l’avanzata sostanziale dei tories a spese di Labour e soprattutto Ukip – spazzato via – con i Libdem rimasti più o meno dov’erano.

Era un appuntamento atteso come prodromo delle politiche, alle quali manca poco più di un mese. Da giovedì c’erano in palio 4.851 seggi da assegnare in 88 councils. Le proiezioni di ieri sera a spoglio non ancora concluso davano un 38% del voto ai tories, il 27%, al Labour, il 18 per i Libdem e il 5 per l’Ukip. I tories guadagnano undici nuovi councils in Inghilterra e Galles per un totale di 28, lo Scottish National Party strappa al Labour – che ne ha persi sette e si ritrova con nove – il controllo di Glasgow, la maggiore città scozzese, togliendogli una roccaforte che il partito governava dal 1980. Significativa la vittoria conservatrice nel Darbyshire, altro ex feudo lab, e quelle di Warwickshire, Lincolnshire, Gloucestershire, dell’Isola di Wight e del Monmouthshire, dove non c’era una maggioranza assoluta. I libdem non fanno l’exploit che forse avevano cominciato a sognare con l’essersi affibbiati l’esclusiva di partito anti-Brexit proprio nelle regioni che avevano votato a maggioranza remain. Perdono 41 seggi.

A Manchester, uno dei nuovi Metro Mayors (figure di sindaci introdotte di recente da Londra a fini devolutivi), è il soft-left Andy Burnham.In Inghilterra e Galles le perdite del partito laburista sono state più dure nelle zone che si erano espresse a favore dell’uscita dall’Ue, come il Lincolnshire, la Cumbria e il Warwickshire.

In Galles tutto sommato il Labour respira: il partito resiste all’espansionismo dei conservatori e mantiene il controllo della capitale, Cardiff.

Qui le perdite sono soprattutto guadagno di candidati indipendenti, non dei tories. Non si può dire lo stesso in Scozia, dove la questione del secondo referendum sull’indipendenza è stata prepotentemente rimessa in agenda come effetto collaterale di Brexit: quella laburista è un’agonia che si protrae da tempo a vantaggio dello Scottish National Party, con l’aggravante che ora la leader Tory scozzese Ruth Davidson è riuscita a captare il voto unionista ex labour in chiave anti-Snp.

Un simile quadro presenta la situazione inglese, dove la postura muscolare di Theresa May con gli euroburocrati di Bruxelles in quel mezzogiorno di fuoco che sarà la negoziazione Brexit sta finora pagando generosi dividendi. Brexit e indipendenza scozzese impongono una trasversalità netta alle tradizionali affiliazioni politiche.

Dunque i tories vincono attingendo al loro mai prosciugato, anzi sempre più tracimante, tradizionale serbatoio di consensi, quello nazionalista-identitario. In questa stessa chiave va letta la mai abbastanza auspicabile estinzione – hanno perso tutti i loro 145 councillors tranne uno – dello Ukip, beffati da May che predica l’arroganza continentale. La formazione del prepensionato Farage, ora guidata da Paul Nuttall, ha perso tutti i seggi conquistati nel 2013 e si trova di fronte al dilemma dello scioglimento.

Abbondantemente annunciato dai sondaggi, il tracollo del Labour alle amministrative di ieri c’è dunque stato. Anche se non nelle proporzioni temute/invocate da molti contro e dentro il partito stesso, visto il clima belligerante che si respira a Westminster in questi tempi di schermaglie con Bruxelles. La netta recessione a queste local elections porta nuove munizioni nell’arsenale del centro moderato del partito, pronto come sempre ad addebitarle alla scarsa popolarità di Jeremy Corbyn. Ma non ha torto il suo alleato e amico ministro ombra delle finanze John McDonnell a lamentarsi, una volta di piú, dello sfacciato tono pro-conservatori dei media mainstream, Bbc compresa. «Non è stata la falcidia che si aspettavano» ha commentato.

Nessuno tra i vincitori e i vinti per ora azzarda previsioni che vedano una conferma dell’esito di queste amministrative in quello delle elezioni politiche del prossimo 8 giugno. Soprattutto i tories, nonostante la loro fretta disperata di blindarsi al potere prima che le loro negoziazioni dello scisma euroatlantico provocato da Brexit prefigurino i tempi agri che aspettano il paese.

ERRATA CORRIGE

Nella versione dell’articolo in edicola era scritto per errore che Andy Burnham ha vinto a Liverpool. Non è così, ha vinto a Manchester. A Liverpool il nuovo mayor del Labour è Steve Rotherham.

(il manifesto, 06/05/17)

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Autore: leonardo clausi

Si tratta di prendere Troia, o di difenderla.

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