Mi estinguo, dunque mi ribello

Ieri mattina, attorno alle undici, un migliaio di studenti in lotta contro l’estinzione della specie umana, ha bloccato il traffico di Oxford Street, la strada-simbolo del consumismo occidentale. Sono quelli dello School Strike for Climate, rappresentati internazionalmente da Greta Thunberg, l’attivista sedicenne svedese, e hanno omologhi in vari paesi cosiddetti sviluppati, tra cui l’Italia.

Thunberg ha finora incontrato il Papa, ha parlato alla congrega annuale di arraffatori a Davos, è stata nominata per il Nobel: se in altri casi si sarebbe trattato del solito ciarpame da celebrità, in questo è un bene sacrosanto. Connessa a quella degli studenti è la lotta di Extinction Rebellion, gruppo di attivisti che sta crescendo a vista d’occhio in numeri e visibilità. Sono quelli che si sono denudati durante una delle infinite e irritanti sedute del parlamento su Brexit, un problema che quando metà della costa britannica sarà sott’acqua apparirà criminale nella sua odiosa autoreferenzialità e nel suo distacco dalla realtà.

Entrambi i gruppi lottano perché s’inverta la rotta di questo sistema che ha il depauperamento ambientale come sua precondizione. Non hanno forse ben chiaro il fattore politico che causa tutto questo, o se lo hanno, tengono la critica del capitalismo discosta dalle proprie rivendicazioni, che sono minime pur nella loro immensità: pervenire a un taglio di metà delle emissioni globali dai livelli del 2010 entro il 2030, e un obiettivo netto di emissioni zero al più tardi entro il 2050. Lo scopo è quello di mantenere il riscaldamento climatico al di sotto di 1,5°C, limite superato il quale – la comunità scientifica è largamente d’accordo – il pianeta sia avvia verso un’irreversibile catastrofe.

Extinction Rebellion ha, in Uk, il sostegno di un centinaio fra scienziati e professori, e perfino dell’ex arcivescovo di Canterbury Rowan Williams. Tra i militanti ci sono anche ex-banchieri, folgorati sulla via del global warming. Denunciano la “rottura” del contratto sociale, rivendicano la disobbedienza civile di matrice gandhiana come reazione all’inazione della classe politica sul problema, predicano la disponibilità a farsi arrestare pur di sensibilizzare. Come si legge in un documento officiale, «Il contratto sociale è rotto per questo non solo è nostro diritto ma nostro dovere morale aggirare l’inazione del governo e la sua flagrante inadempienza al dovere, e ribellandoci difendere la vita stessa». Rivendicano la necessità di misure economiche drastiche, come quelle prese durante la seconda guerra mondiale. Sono attivi contro il fracking in corso nel Nord del Paese. Lo scorso novembre hanno paralizzato il traffico in vari punti nodali della città: lunedì prossimo bloccheranno pacificamente Parliament Square, Oxford Circus, Marble Arch e Waterloo Bridge. Altre proteste avranno luogo contemporaneamente in ventisette paesi tra cui Irlanda, Australia, Canada, Francia, Svezia, Germania, Colombia e Nuova Zelanda.

(il manifesto, 13/04/19)

 

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Autore: leonardo clausi

Si tratta di prendere Troia, o di difenderla.

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