Donald Trump a Londra (I)

Nemmeno s’era aperto il carrello per atterrare a Stansted nella visita di Stato di tre giorni, che già Donald Trump faceva dono all’umanità di un altro dei suoi cinguettii sibilanti. Nella fattispecie ne era destinatario Sadiq Khan, sindaco della capitale nella quale si apprestava ad atterrare, definito dall’impresario della compagnia di giro che è diventata la presidenza degli Stati uniti «un gelido sfigato».

Ma si sa, con Sadiq non può esserci idillio: troppo abbronzato (come disse la sua epifania padana Berlusconi di Barack Obama) per Donald, che è biondo come il grano ucraino ed esclusivo, fedele amante di donne di similare incarnato.

E poi è un laburista di fede maomettana. Da ultimo, aveva anche lui preso Twitter come megafono per dire la semplice verità: ovvero che Trump parla «come i fascisti del XX secolo». Dichiarazione dell’ovvio, ma con un aggancio alle ricorrenze: proprio domani si celebra il D-Day, la vittoria su quei progenitori ideologici di chi sta di nuovo dilagando in quest’Europa amnesica, appestandola.

Ma, umiliazioni a parte, la pompa resta magna. L’ultima volta, l’agosto scorso, era stato ricevuto in tono minore da una Theresa May imbarazzata come non mai. Stavolta si tira fuori l’argenteria, in questo caso la famiglia reale.

Spolverata, lucidata e arruolata quasi al completo per accogliere il delicato e introverso presidente che dall’insediamento, infaticabile, professa la sua idea di politica estera americana per il XXI secolo: un trucido e premoderno isolazionismo mercantilista nel nome della lotta di classe dei ricchi contro i poveri, annaffiato generosamente di razzismo, sessismo ed ecofobia.

Si vede in questi casi quanto sia dura e ingrata la missione monarchica: l’ecologista ed erede al traino Principe di Galles dovrà compiacere il negazionista climatico, che ha definito «cattiva» sua nuora Markle-in-Windsor (peraltro pericolosamente lontana dall’arianesimo anch’ella).

Per non parlare del non-governo ad attenderlo. Trump è arrivato a Londra in visita di Stato dopo la precedente incursione, già allora finita in modo disastroso per May, rea di averlo puntualmente alienato con la sua semplice prossimità.

Ora che May è politicamente ridotta alla polaroid di un ectoplasma grazie all’operetta Brexit, diventa ancora meno sorprendente che The President abbia usato la special relationship per spazzolarsi le scarpe da golf infangate al posto dello zerbino della Casablanca. In un’allegra riscrittura – leggasi sputtanamento – di quanto nel periodo A.T. (avanti Trump) era noto come gestione delle ingerenze diplomatiche nei rapporti internazionali, Donald ha candidamente cercato di influenzare l’elezione del prossimo leader dei Tories e del Paese infischiandosene dell’ipocrisia con cui i suoi predecessori avrebbero perseguito lo stesso scopo.

Così la sua stima copiosa tributata ai Farage e ai Johnson, nelle cui ganasce si trova sempre più il Paese dopo l’ennesimo rimbalzo di voti fra Tories e Ukip, punta chiaramente ad allontanare ancora di più la Gran Bretagna da Nato e Ue e a farne l’altro polo di un mondo di fantasia dove gli English-speaking people di churchilliana memoria si chiudono in un autarchico bipolarismo economico e culturale.

E dove il Regno unito grazie a un no-deal Brexit diventerà il dumping ground dell’agricoltura geneticamente modificata e dell’allevamento intensivo americani. Bisogna anche riavvicinare l’alleato nella faida informatica che oppone gli Stati uniti alla Cina esemplificata dall’affaire Huawei.

La decenza residua nel mondo politico britannico ha però levato il capo: né Corbyn, né il leader liberaldemocratico Vince Cable, né lo stesso Khan hanno presenziato al banchetto in onore dei Trump a Buckingham Palace, né ci sarà l’onorevole imbarazzo collettivo di sentire le parole marinettiane (in libertà) di Trump arringare Westminster.

Quanto alle piazze, si spera che si riempiano di manifestanti. Il neonato in fasce biondo gonfiabile che aveva impreziosito i cieli londinesi in occasione della precedente visita – la cui autorizzazione da parte di Khan aveva evidentemente urtato il narcisismo fluviale di Trump – tornerà a volare, come il maiale della copertina di Animals dei Pink Floyd cui evidentemente s’ispira, sulla capitale.

Sacrosante manifestazioni: la più grande oggi che incontra l’ex prima ministra con concentramento a Trafalgar Square e corteo fino a Downing Street. Altre marce ci sono state ci saranno in molte città.

(il manifesto, 04/05/19)

 

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Autore: leonardo clausi

Si tratta di prendere Troia, o di difenderla.

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