La Ribellione di ottobre

No one is giving in! Nessuno si arrende, è uno dei tanti slogan intonati dai militanti di Extinction Rebellion (Xr), che dalle nove di mattina di ieri a Londra – come anche a Berlino, Parigi, Amsterdam, Sydney; in tutto una sessantina di città – hanno attuato l’annunciato blocco della capitale per sensibilizzare l’opinione pubblica sul surriscaldamento globale (non l’appositamente vago e farlocco «cambiamento climatico»).

Le manifestazioni cominciate ieri sotto la pioggia battente sono almeno cinque volte più vaste di quelle dello scorso aprile, quando il blocco durò undici giorni. Poco dopo le nove di mattina erano stati bloccati l’accesso ai ponti di Lambeth e Westminster. Ci sono stati blocchi anche a Victoria Street, Whitehall, Trafalgar Square e il Mall (il vialone che conduce agli ornati cancelli di Buckingham Palace). La zona degli edifici governativi e tutto attorno a Downing Street risuonavano del frastuono di tamburi. Altri ministeri presidiati sono Trasporti, Interni e Tesoro, dove già giovedì scorso aveva avuto luogo l’azione più spettacolare, quando una vecchia cisterna dei pompieri ha cominciato a irrorare di sangue finto (acqua colorata) le mura dell’edificio.

Diversamente dalla primavera scorsa, quando fu accusata di aver adottato un atteggiamento fin troppo conciliante e amichevole con le proteste – tutte rigorosamente nonviolente – la polizia stavolta ha agito con maggiore risolutezza.

Già domenica erano stati effettuati degli arresti “preventivi” e a ieri sera il bollettino degli arresti era a quota 207, comprensivo di una militante ultraottantenne. Tra gli arrestati ci sarebbe anche Roger Hallam, uno dei leader del gruppo.

L’intento di questa nuova ondata di proteste è recare il minor disagio possibile ai cittadini comuni e concentrarsi invece sulle zone istituzionali. Le tecniche sono largamente quelle adottate già lo scorso aprile: arti visive, teatro, musica, danza, tutti i linguaggi sono messi al servizio della protesta; non è mancato lo sport, con alcuni manifestanti che si sono messi a giocare a cricket in piena Westminster, si sono improvvisate cucine da campo – subito smantellate dalla polizia – che hanno distribuito cibo gratuitamente finché hanno potuto. Trafalgar Square è stata occupata da un carro funebre con sopra una bara su cui era stato scritto Our future. Nell’abitacolo, un attivista si era legato al volante con una catena da bicicletta e altri due allo stesso modo sotto le ruote. Davanti al ministero della Difesa è stata posta la copia di cartapesta di un missile Trident, l’arma nucleare britannica. Sui ponti si sono srotolati materassini di yoga e si è meditato buddisticamente. Lungo il Tamigi si leggeva «Dite la verità!» sullo striscione esposto da un’imbarcazione.

Si calcola che l’azione sia forte di almeno 30mila persone: tra loro anche volti celebri come il brillante interprete shakespeariano Mark Rylance, che ha parlato ai militanti. Xr dichiara di avere a disposizione oltre 4mila attivisti disposti a farsi arrestare, una tecnica di disobbedienza civile già collaudata con successo nei mesi scorsi. Lo scopo è indurre il governo a dichiarare un’emergenza climatica ed ecologica, intervenire immediatamente per fermare il declino precipitoso della biodiversità, la scomparsa di uccelli e insetti nelle zone rurali del paese, già abbondantemente documentata, e di ridurre a zero le emissioni gassose entro il 2025. L’emergenza è stata dichiarata – è stata una delle ultime azioni del premierato di Theresa May – ma la soglia cronologica datasi dal governo è stata spinta in avanti di venticinque anni, per il 2050. La protesta durerà due settimane.

(il manifesto, 08/10/19)

Autore: leonardo clausi

Si tratta di prendere Troia, o di difenderla.

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