Estinguere i ribelli

Azione di protesta di Extinction Rebellion all’aeroporto di Heathrow a Londra

Terroristi, anzi no. Extinction Rebellion (Xr), il gruppo di disobbedienza civile protagonista di una serie di spettacolari blocchi del traffico in varie zone centrali di Londra nei mesi scorsi, era stato catalogato lo scorso novembre come «ideologia estremista» dalle unità antiterrorismo dell’Inghilterra meridionale.

Una valutazione sufficiente ad annoverarlo tra le minacce fondamentaliste, religiose o politiche, fatte oggetto del già controverso programma governativo Prevent e istituito per monitorare le scuole del Paese onde – lo dice il nome – prevenire la radicalizzazione degli alunni e indurli a denunciare simili comportamenti. Dove si trovava in ottima compagnia, accanto al gruppo neonazista National Action e quello islamista estremista Al Muhajiroun – entrambi banditi nel Regno Unito – come ad altre formazioni animaliste o sataniste. Per poi esserne precipitosamente espunto nell’imbarazzo non appena la notizia era stata resa nota dal Guardian, venerdì.

Immediata la reazione del gruppo: «È un insulto, un deliberato tentativo di zittire gli attivisti». Come osano, prosegue una portavoce di Xr: «Insegnanti, nonni, infermiere hanno fatto del loro meglio e con amorevole nonviolenza per indurre i politici e il grande business a fare qualcosa circa lo stato pietoso del nostro pianeta, e questa è la risposta dell’establishment». Un’altra prepotente irruzione della realtà nella satira, insomma.

Il Ctpse, (Counter Terror Police South East) aveva distribuito un prontuario di dodici pagine ai suoi agenti e agli insegnanti con lo scopo di «salvaguardare giovani e adulti dall’estremismo ideologico». Vi si legge che Extinction Rebellion rappresenta una minaccia per via della sua «filosofia anti-establishment» e che tra le espressioni in suo sostegno vanno considerate le persone che «parlano in termini forti o emotivi di questioni ambientali come il cambiamento climatico, l’ecologia, il fracking, l’espansione aeroportuale o l’inquinamento». Lo scopo era inoltre incoraggiare la denuncia/delazione di chiunque non andasse a scuola o partecipasse a scioperi simili a quelli dei Fridays for Future organizzati dalla giovane attivista svedese Greta Thunberg. E si estendeva a tutti coloro partecipassero ad «azioni dirette e nonviolente» o che «scrivessero slogan ecologisti sui muri». È un’altra, tardiva, tegola caduta su Prevent, programma controverso, già oggetto di polemiche e critiche per le sue possibili derive censorie e autoritarie di cui questa è lampante esempio. Il Ctpse si è affrettato poi a ritrattare, specificando che il documento era stato distribuito a livello locale e che non considera Xr come un gruppo terroristico: «l’inclusione di Extinction Rebellion in questo documento è stato un errore di giudizio» si legge in una dichiarazione.

Dopo aver destato un misto di scalpore, sdegno, ammirazione ed emulazione per le sue scenografiche denunce dell’indolenza con cui il governo britannico ignora o gira attorno alle cause del riscaldamento globale – che del problema, perlomeno rispetto a quello italiano, risulta particolarmente avvertito: il governo May si è almeno impegnato a portare a zero le emissioni di Co2 entro il 2050 – era prevedibile che Xr si guadagnasse simili attenzioni.

Il gruppo, dalla vocazione transnazionale, ha agito in tutto il mondo con diversa visibilità nel quotidiano di milioni di cittadini. La sua incarnazione britannica è tra le più attive e creative in assoluto. L’anno scorso ha sbarrato Westminster Bridge e presidiato Oxford Circus per giorni con un’imbarcazione vera dipinta di rosa. In ottobre aveva ripetutamente bloccato linee della metropolitana paralizzando il traffico dell’ora di punta, mentre lo scorso dicembre ha compiuto azioni di disturbo durante la campagna elettorale di Libdem e Brexit Party.

L’ambiente e la preservazione di quel che ne rimane si configurano sempre di più come la nuova frontiera non solo del vero e proprio attivismo politico, ma anche del suo semplice pensare e agire. Se l’opporsi all’eutanasia ambientale è pericolosa e destabilizzante ideologia, da annoverarsi alla stessa stregua del fondamentalismo islamico o del fascio-razzismo, non è solo per una forma di cretinismo securitario, ma il segno della lotta che verrà.

(il manifesto, 14/01/19)

 

Autore: leonardo clausi

Si tratta di prendere Troia, o di difenderla.

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