Labour local elections 2017: incassare e ripartire

Il giorno dopo la legnata elettorale delle amministrative, che ha visto il partito laburista perdere circa 350 seggi consiliari contro un + 500 dei Tories, è già ricominciata la campagna per le prossime politiche dell’8 di giugno. Continua a leggere “Labour local elections 2017: incassare e ripartire”

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Corbyn incassa la sveglia delle amministrative

corbynIl risultato della prima tornata di elezioni amministrative del 2017 in Inghilterra, Galles e Scozia torna a essere in linea con i sondaggi, confermando l’avanzata sostanziale dei tories a spese di Labour e soprattutto Ukip – spazzato via – con i Libdem rimasti più o meno dov’erano.

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Old Labour, new start

Tra vecchi e nuovi iscritti, i seicentomila che hanno avuto fede in lui sono stati premiati: ieri a Liverpool la parusia – il secondo avvento – di Jeremy Corbyn si è finalmente compiuta. La conferenza di Liverpool ha tributato al leader una vittoria monumentale, col 61% del voto totale contro il flebile 38,2% di Owen Smith, un Giufà immolato all’ultimo momento dai centristi del partito alla forsennata ricerca di un inesistente supereroe moderato che non terrorizzasse gli amichetti della City. Continua a leggere “Old Labour, new start”

Aridaje Ggeremi

Il congresso annuale del Partito laburista, che si apre oggi a Liverpool, dovrebbe confermare quello che ci si aspetta ormai da mesi: il secondo avvento di Jeremy Corbyn, il leader eletto a furor d’iscritti e clamorosamente sfiduciato da una consistente fetta di deputati subito dopo la deflagrazione Brexit. Le aspettative sono che rivinca la leadership almeno con lo stesso margine di un anno fa. Continua a leggere “Aridaje Ggeremi”

Il leader dimezzato

Con i due principali partiti senza un leader in servizio permanente effettivo – David Cameron che si è gettato sulla sua spada, Jeremy Corbyn con la pistola puntata alla tempia dai suoi stessi compagni di partito – la Gran Bretagna comincia un lungo e sofferto addio al bipolarismo, alla governabilità e alle gioie dell’uninominale secco. Per Corbyn, quella di ieri è stata una giornata di passione e d’indicibile pressione.

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George mani di forbice

Il cancelliere George Osborne, ministro delle finanze in carica e architetto principale dell’austerità, è anche un po’ primo ministro in pectore: una volta fattosi da parte David Cameron (ritiro già annunciato prima delle elezioni del 2020), né la filoxenofoba Theresa May agli interni, né il giullaresco sindaco di Londra Boris Johnson al momento paiono rivali davvero temibili, anche perché la crescita dell’economia del paese — calcolata dall’Office for budget responsibility (OBR) al 2.4% nel 2015 e 2016 — sostiene egregiamente il consenso del partito presso le classi medie del sud dell’Inghilterra, da sempre zoccolo duro dell’elettorato conservatore.

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Against austeritarianism

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Bri­tish stu­dents have descen­ded again on the streets to claim the right to study, under assault as never before from the Con­ser­va­tive govern­ment. The pro­test, orga­ni­zed ini­tially by mem­bers of the Natio­nal Cam­paign Against Fees and Cuts, even­tually won the bac­king of many other stu­dent orga­ni­za­tions in the wake of dra­co­nian cuts and unsu­stai­na­ble increa­ses in tui­tion fees dic­ta­ted by the Tories’ auste­rity agenda.

The rest on the newly-launched, impossibly glamorous global edition of Il manifesto