L’importante è vincere la guerra

Posso davvero scrivere del fatto che i Battles in concerto mi hanno sonoramente deluso mentre in Egitto si è riattizzato un sanguinoso incendio, Bangkok è sommersa dall’acqua, la Siria è a un passo dalla deflagrazione, la democrazia in Europa è più bloccata che ai tempi della Scuola di Francoforte, tutto il sistema economico nel quale siamo nati e cresciuti trema dalle fondamenta, le calotte polari si sciolgono per il calore del debito, a Londra si sta in felpa a fine novembre, Monti ha rispolverato sobrie auto italiane a differenza delle Audi da pusher del governo precedente, in Uk il governo della Big [Mac] Society ha venduto a Richard Branson la Northern Rock (la banca che ha ripercosso nel paese il crollo dei subprime proveniente dagli Usa) facendo pagare la differenza ai contribuenti, ma soprattutto i mercati non aspettano? Forse.

Ebbene, pur essendo sulla carta un gruppo che ha tutto quello che ci vuole per piacermi, il trio newyorkese ieri sera al Forum poteva davvero fare meglio. Gli errori in una musica che fa del tempo ritmico l’unica sua ragion d’essere non sono facilmente perdonabili. Aggiungete una pessima amplificazione con il basso inesistente, il volume troppo alto (grossa pecca di gruppi ad alto coefficiente tecnico: a causa del volume, questo si perde in un indigesto blob sonico) e forse la delusione è più inquadrata. Ma the bottom line is: ho capito che c’è qualcosa che mi lascia gelido nei loro pezzi.

Non sono più sensibile al brivido dell’intelligenza strumentale che è la caratteristica più evidente in una formazione come la loro, il loro collage di light music, e mille altri canoni mi sembra il parto di una mente classificatoria. La loro musica è perfettamente consustanziale all’artwork del disco: pura materia materica, nessuna concessione ad alcunché di metafisico, glorificazione assoluta del gesto agonistico (la folle batteria di Stanier, qui sotto fotografata prima del set) vagonate di electrobeats cristallizzati in uno scrigno che abbaglia per la sua vuotezza. Una performance più olimpionica che musicale, insomma.

Stiamo parlando dei Battles, comunque, uno dei gruppi più interessanti degli ultimi anni, ci tengo a precisarlo. Li avevo visti nella vecchia formazione, anni fa al Dingwalls, e mi avevano folgorato. Ieri non è stato affatto così.

Comunque, enough is enough, ci siamo sollazzati abbastanza. Passi una battaglia persa, l’importante è vincere la guerra. Torniamo piuttosto, voi ed io, a produrre e consumare. Ricordate: i Mercati non aspettano.

Battles, live at the Forum, London, 21/11/11

Autore: leonardo clausi

Si tratta di prendere Troia, o di difenderla.

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