Il mite Jeremy

Nell’estate che potrebbe ripor­tare il Labour Party bri­tan­nico nell’alveo della pro­pria sto­ria dopo tanto gal­leg­giare in un dopo­sto­ria inde­ter­mi­nato quanto certo della pro­pria irre­vo­ca­bi­lità, Jeremy Cor­byn con­ti­nua a par­lare davanti a tra­boc­canti pla­tee la cui età ana­gra­fica è, nient’affatto sor­pren­den­te­mente, bassa.

Un con­for­tante segnale da parte di una cate­go­ria che si temeva ormai quasi strut­tu­ral­mente aliena da una poli­tica non sol­tanto limi­tata ad ammi­ni­strare cini­ca­mente l’esistente.

Nel frat­tempo, den­tro e fuori il par­tito, il dibat­tito pro­se­gue ancora all’interno dei canoni della decenza, anche se la ten­sione è pal­pa­bile. Una pode­rosa mac­china è ala­cre­mente al lavoro per sigil­lare nello spet­tro di una pos­si­bile vit­to­ria del com­pa­gno Jeremy l’ineleggibilità atem­po­rale del par­tito stesso, il suo irre­vo­ca­bile ritrarsi in una dimen­sione bar­ri­ca­dera poli­ti­ca­mente infan­tile ed elet­to­ral­mente sui­cida. O peg­gio, tor­cendo con­tro Trotzky la sua cele­bre meta­fora: finita da tempo nel cestino della spaz­za­tura della storia.

È quello che, in buona sostanza, hanno ripe­tuto tutti: da Blair a Brown, fino al redi­vivo David Mili­band, fra­tello mag­giore di Ed, pas­sando per Neil Kin­nock e Jack Straw. Ovvio, la tote­mica clau­sola IV dello sta­tuto sulla pro­prietà pub­blica dei mezzi di pro­du­zione, che Cor­byn avrebbe inten­zione di rein­tro­durre dopo lo sto­rico strappo blai­riano — ma su que­sto è pre­ve­di­bil­mente eva­sivo -, gli viene usata con­tro come un man­ga­nello. Ma la vec­chia guar­dia dei dorati suc­cessi d’antan, (salvo, natu­ral­mente, Kin­nock) di fronte all’opacità della gene­ra­zione suc­ces­siva sem­bra invo­lon­ta­ria­mente dire: «Se non ancora noi, per bat­tere i Tories ser­vono le nostre idee», intrap­po­lando il dibat­tito nel loop di autoreferenzialità.

Intanto però, nel campo dei can­di­dati cen­tri­sti volano gli stracci. In par­ti­co­lare tra Andy Bur­n­ham, pre­scelto dall’unico tabloid di aperte sim­pa­tie labu­ri­ste, il Daily Mir­ror, e Yvette Coo­per, che gode dell’appoggio del Guar­dian (l’altro can­di­dato cen­tri­sta, Liz Ken­dall, lan­gue nelle retro­vie). Bur­n­ham, in testa agli inse­gui­tori di Cor­byn, ha accu­sato Coo­per – attuale mini­stro ombra agli interni e ancora più cen­tri­sta di lui — di restare a tutti i costi aggrap­pata all’idea di con­ti­nuare la corsa anzi­ché soste­nere Andy, l’unica spe­ranza cre­di­bile. Pic­cata la replica dello staff di Coo­per, in cui si nega appas­sio­na­ta­mente lo svan­tag­gio, ritor­cendo l’accusa di calo di con­sensi e tirando in ballo accuse di maschi­li­smo. Sem­pre secondo il Guar­dian, Coo­per avrebbe resi­stito a forti pres­sioni interne per­ché lei e Ken­dall lascias­sero la sfida tutta nelle mani di Burnham.

E il gior­nale ha per­fino fatto rife­ri­mento a una trama dell’astuto Peter Man­del­son, ex mini­stro del com­mer­cio e archi­tetto del New Labour, per far riti­rare i can­di­dati e annul­lare le pri­ma­rie. Resta il fatto che sia Bur­n­ham sia Coo­per sono con­vinti di poter rap­pre­sen­tare una cre­di­bile alter­na­tiva a Cor­byn in caso si passi al secondo turno.

Dal canto suo, Cor­byn rea­gi­sce alle cri­ti­che sfo­de­rando un beni­gno ecu­me­ni­smo. Con Tony Blair, Gor­don Brown, e quel David «che se avesse vinto lui con­tro Ed non ci tro­ve­remmo in que­sta situa­zione» Mili­band a dispu­tarsi il pri­mato di «attacco più con­tro­pro­du­cente dell’anno» (il povero Brown in par­ti­co­lare è stato oggetto d’una feroce gra­gnuola di cri­ti­che digi­tali), ha insi­stito sulla posi­ti­vità del pro­prio suc­cesso come impor­tante per il par­tito, un chiaro segnale a chi ha par­lato di rischio scis­sione. Ha respinto le accuse di anti­se­mi­ti­smo rivol­te­gli da più parti. E ha sot­to­li­neato come con lui il par­tito abbia la pos­si­bi­lità di riav­vi­ci­nare un elet­to­rato disil­luso allon­ta­na­tosi alla deriva, come le ener­gie fre­sche di nuovi sostenitori.

Intanto, s’ignora l’entità attuale del distacco fra Cor­byn e i rivali Bur­n­ham, Coo­per, e Ken­dall. S’è affret­tato a pun­tua­liz­zarlo il son­dag­gi­sta di You­Gov Peter Kell­ner, che ha pru­den­te­mente ritrat­tato il pro­prio com­mento allo schiac­ciante van­tag­gio di Cor­byn al 53% con vit­to­ria al primo turno la set­ti­mana scorsa. Lo spo­glio sarà il 10 settembre.

(il manifesto, 19/08/15)

Autore: leonardo clausi

Si tratta di prendere Troia, o di difenderla.

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