La Ribellione d’ottobre, giorno VIII

Una delle co-fondatrici di Xr Gail Bradbrook sulla porta del al ministero dei trasporti

L’ottavo giorno di protesta e di semiparalisi del traffico londinese, dopo circa 1.450 arresti e dopo un blocco delle vie d’accesso allo hub finanziario della City, la polizia ha girato la vite della repressione su Extinction Rebellion. Il gruppo di disobbedienza civile da oltre una settimana paralizza varie parti della capitale per sensibilizzare il pubblico sull’ecocidio incalzante e indifferenziato… di cui siamo tutti responsabili.

Già lunedì sera, una volta diramato un annuncio di sgombero rivolto a tutto il gruppo che imponeva di liberare la piazza entro le ventuno, gli agenti hanno cominciato a rimuovere di peso da Trafalgar Square – dove c’erano le tende di un accampamento-presidio – uomini e materiali. Quelli che si erano incollati al suolo, tecnica di resistenza civile ormai ben collaudata dal gruppo, sono stati a loro volta allontanati. Altri quattro attivisti che si erano “ammanettati” con una catena da bicicletta a una tenda sono stati liberati con dei frullini. Il grosso degli attivisti si è poi spostato a sud del Tamigi, al Vauxhall Pleasure Garden. La polizia avrebbe agito dopo che i militanti avevano mancato alla promessa di limitare la propria presenza alla sola Trafalgar Square.

Ma Xr non molla. Ieri mattina il calendario delle azioni nella capitale è proseguito, stavolta con l’obiettivo del ministero dei Trasporti. Poco dopo le nove, una delle co-fondatrici, Gail Bradbrook si è arrampicata sulla porta d’ingresso del ministero da dove ha parlato brevemente alle compagne per essere arrestata a sua volta qualche minuto dopo. Altri membri di Xr si sono incollati a una roulotte davanti alla torre Millbank, vicino Westminster, e un altro blocco stradale interessava la centrale e assai turistica Baker Street.

Forse l’aver bloccato le vie d’accesso alla Banca d’Inghilterra è stato troppo anche per la “liberale” Scotland Yard. Il pugno duro è anche frutto di una revisione/estensione dei poteri della polizia elaborate dal ministero dell’interno la scorsa settimana. Culminate poi in quello che appare ormai come un completo bando della protesta ecologista nella capitale, imposto usando un percorso non ortodosso, la cosiddetta procedura d’ordine pubblico Section 14, quando di solito serve un intervento diretto del ministro.

La deputata dei Verdi Caroline Lucas ha condannato l’arresto di Gailbrook e criticato «l’enorme abuso di potere» da parte della polizia, mentre i consulenti legali del gruppo stanno considerano una risposta nella sede competente, il tribunale, appunto. A questo scopo è stata inviata una comunicazione alla polizia che ne chiede conto dell’operato. Si legge nel comunicato: questa procedura «rischia di criminalizzare chiunque voglia protestare in qualsiasi modo sul clima e l’emergenza ecologica che stiamo affrontando». Il sindaco di Londra Sadiq Khan, da mesi su una fune in equilibrio fra legalità e solidarietà con la protesta, ha detto che avrebbe indagato sull’iter.

Nel frattempo le azioni non si fermeranno. Questa settimana a essere preso di mira sarà nuovamente il traffico della metropolitana. Come già la scorsa primavera, quando per la prima volta varie linee della metro furono bloccate, con i propri corpi, dagli attivisti, si punta a paralizzare il sistema circolatorio centrale della città. Lo scopo è sempre lo stesso: sensibilizzare il pubblico sulla crisi climatica interrompendo la loro vita quotidiana. Per questo ogni comunicato è guarnito da una garbata profferta di scuse stile ci scusiamo per il disagio: «In qualunque altra circostanza questi gruppi non si sognerebbero nemmeno (!) di bloccare la metropolitana, ma questa è un’emergenza».

(il manifesto, 16/10/19)

Autore: leonardo clausi

Si tratta di prendere Troia, o di difenderla.

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