
«Polishing a turd» (letteralmente: lucidare una merda). Non nel senso dell’epiteto ingiurioso, ma in quello letterale. Continue reading ““Boris””

«Polishing a turd» (letteralmente: lucidare una merda). Non nel senso dell’epiteto ingiurioso, ma in quello letterale. Continue reading ““Boris””

Occhio per occhio, o tit for tat, come si dice più leziosamente in inglese. Mosca rimanda al mittente l’espulsione di – esattamente – ventitré funzionari presso l’ambasciata britannica della capitale russa con dei pesanti interessi: la chiusura della sede moscovita del British Council, l’agenzia d’irradiazione globale del soft power nazionale, più il consolato di S. Pietroburgo.

La spy story targata Le Carré, ideale per peggiorare dei già disastrosi rapporti diplomatici fra Londra e Mosca, comincia domenica sera.

Tra i tanti sassolini nelle scarpe leopardate di Theresa May in cammino verso la British Exit, quello del temuto confine fra Irlanda del Nord e Gran Bretagna è un ciottolo vero e proprio. E se ieri Londra e Bruxelles erano unite nel gelo metereologico, un altro gelo, quello negoziale, le divideva più che mai.
Priti Patel, ministra dello Sviluppo internazionale, tornava ieri precipitosamente da una visita ufficiale in Uganda “su richiesta della Prima Ministra” Theresa May per essere torchiata e, probabilmente, privata del dicastero. Il precipitoso rientro è dovuto a una colossale gaffe diplomatica, rivelata lo scorso 3 novembre dalla Bbc. Continue reading “La diplomazia freelance di Priti Patel”
L’unico ostacolo formale alle elezioni anticipate al prossimo 8 giugno, dopo l’annuncio choc di Theresa May, è stato agilmente rimosso.
I cinque minuti dell’annuncio di Theresa May sono bastati perché il paese di punto in bianco si ritrovasse a cinquanta giorni dall’appuntamento con le urne, piombato in una campagna elettorale lampo che si annuncia infuocata.

Aumenta la pressione sul governo conservatore guidato da Theresa May, e non solo in riferimento alla saga Brexit. L’elezione di Donald Trump rappresenta un’incognita che va ben oltre la delicata transizione del Regno Unito fuori dell’Ue, per la quale finora May, nonostante plurimi sforzi per dissimularlo, non sembra aver ancora un piano definito.

Non c’è pace tra le solenni pareti del Foreign Office. Come se non bastassero le violente reazioni di Putin alle ultime russofobe esortazioni del titolare degli esteri Boris Johnson a protestare contro l’ambasciata russa a Londra per i bombardamenti in Siria e il governo che rischia una crisi parlamentare su questioni relative al Brexit, ieri il ministero degli esteri britannico ha dovuto perfino misurarsi con una piccata nota dell’ambasciatore italiano Pasquale Terracciano.
Theresa May ha chiuso il congresso annuale del suo partito a Birmingham con un messaggio in perfetto stile dadaista, dicendo che i Tories sono il partito dei lavoratori.