No no deal

Nel caso in cui non fosse ancora chiaro, Westminster sa cosa non vuole, ma non sa cosa vuole. Lo conferma il secondo atto della trilogia «tre voti in tre giorni», che si è concluso con 321 voti contro 278 (maggioranza di 43). La Camera ha dunque rigettato un’uscita dall’Ue senza accordo, a sedici giorni dall’ora Brexit, fissata il 29 marzo, e ventiquattro ore dopo la seconda, altrettanto sonora, sconfitta dell’accordo di Theresa May, crocefisso al fantomatico backstop.

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The Nasty Party is back

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Ieri a Halifax, nello Yorkshire, Theresa May ha presentato il programma elettorale del partito conservatore per le politiche, l’8 giugno prossimo. Fin dall’annuncio choc di queste elezioni in una mossa da guerra lampo, tre settimane fa, era andata ripetendo con regolarità da umanoide lo stesso slogan sulla leadership «forte e stabile», necessaria a guidare il Paese attraverso le forche caudine del negoziato Brexit.

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Criminal Polls

L’unico ostacolo formale alle elezioni anticipate al prossimo 8 giugno, dopo l’annuncio choc di Theresa May, è stato agilmente rimosso.

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Divorzio d’interesse

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Nonostante la privatizzazione, Royal Mail, la posta britannica, ancora gode di buona reputazione. E alle 13,20 di ieri ora italiana, Theresa May ha puntualmente recapitato a Donald Tusk la storica lettera «di dimissioni» della Gran Bretagna dall’Unione Europea.

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