No alla Brexit senza accordo, la camera dei Lord approva la legge

Con la ratifica finale alla Camera dei Lord, la proposta di legge cosiddetta anti-no deal, avanzata dal deputato laburista moderato Hilary Benn, è diventata ieri legge senza emendamenti, il che significa che non tornerà indietro ai Comuni per una ridiscussione. Lunedì riceverà l’assenso della monarca, come d’uso in questi lidi.

La reazione parlamentare dei deputati remainer, diversamente assortiti, alla prorogation, la sospensione dei lavori parlamentari per cinque settimane che aveva scatenato un putiferio a fine agosto, è stata dunque rapida e incisiva. Così il premier Boris Johnson aveva cercato di soffocare la resistenza alla sua strategia di uscita dall’Ue «a tutti costi» il 31 ottobre (che gli servirebbe come “ricatto” per rinegoziare un accordo capace di riuscire dove quello di Theresa May aveva fallito per ben tre volte: backstop irlandese ecc.).

In tutta risposta, Johnson ha ripetuto, come fa da settimane, di essere determinato a non chiedere alcuna proroga per la scadenza del 31 ottobre, come sarebbe invece, ora, legalmente tenuto a fare. Si profilerebbero così altre azioni legali, oltre a quella già intentata al premier dalla businesswoman Gina Miller per la prorogation, appena respinta da un tribunale londinese. Johnson avrebbe tempo fino al 19 ottobre per richiedere l’estensione dell’articolo 50, a meno che non riesca a far approvare all’aula un accordo di uscita (impossibile) o un’uscita senza accordo (radicalmente impossibile).

Lunedì cercherà nuovamente di far passare la proposta di elezioni anticipate per il 15 ottobre, ma si prevede subirà un’altra sconfitta: avrà ancora bisogno dell’appoggio di quei due terzi dell’aula mancato al primo tentativo.

(il manifesto, 07/09/19)

 

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Take back Dominic Cummings

Un pupazzo di Boris Johnson protesta contro la «Prorogation» di fronte a Downing Street

Ben consapevole di aver attizzato un rogo civile e costituzionale con la decisione di sospendere il parlamento, per Boris Johnson ormai non c’è ritorno. Ma il terreno cedevole sul quale poggia questa sua sparata diventa visibile con il passare delle ore. Continua a leggere “Take back Dominic Cummings”

Toga! Toga! Toga!

Era ampiamente previsto, e le previsioni si sono avverate. La Corte suprema britannica ha infine confermato in appello lo schiaffo già vibrato al governo May lo scorso giugno, quando l’Alta corte aveva decretato necessario un voto parlamentare per innescare il meccanismo di uscita dall’Ue, l’atto di notifica che mette in moto l’abbandono dell’Unione Europea attraverso l’articolo 50 del Trattato di Lisbona. Continua a leggere “Toga! Toga! Toga!”

La spedizione dei Miller

Theresa May ha ricevuto il suo primo ceffone politico da quando si è insediata al numero dieci di Downing Street. Gliel’ha vibrato Lord Thomas of Cwmgiedd, giudice della High Court, che ha deciso che soltanto il parlamento potrà attivare l’articolo 50 del trattato di Lisbona, la via d’uscita legale del paese dall’Ue che a sua volta metterà in moto la famigerata Brexit.

Continua a leggere “La spedizione dei Miller”