Doccia scozzese

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Sono passati cinque anni dal primo referendum per l’indipendenza dalla Gran Bretagna, quando gli autonomisti furono sconfitti per 55% contro 45% dei voti. Ora la Scozia vorrebbe tenerne un secondo entro la fine della corrente legislatura: il maggio 2021. Lo ha annunciato ieri la prima ministra nazionalista Nicola Sturgeon ai deputati di Holyrood, il parlamento scozzese.

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Mi estinguo, dunque mi ribello II

Ieri era il quarto giorno di proteste londinesi da parte dell’ala britannica del gruppo internazionale di disobbedienza civile ambientalista Extinction Rebellion. Da lunedì mattina continuano a essere bloccati i principali gangli della città, con occupazione di Parliament Square, Marble Arch, Oxford Circus e Waterloo Bridge e altre imprecisate azioni in programma nei prossimi giorni.

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L’onere della proroga

Il Regno Unito rischia ancora di uscire alle ventitré Gmt di domani sera senza accordo dall’Ue e in barba ai voti contro un no deal espressi dal parlamento britannico nei giorni scorsi, indicativi o vincolanti che fossero. Salvo che questa non decida di concedergli l’ormai famigerata, ennesima proroga all’articolo cinquanta, si legga scadenza Brexit, che secondo Donald Tusk dovrà essere di almeno un anno.

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A bad deal is better than no deal

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Mancano nove giorni al 12 aprile, data in cui l’Ue ha stabilito che la Gran Bretagna uscirà senza un accordo non avendo finora approvato l’unico disponibile.

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Brexit means agony

Come volevasi, l’atteso e disatteso sequel della trilogia di Theresa May, Voto Significativo 3, è stato un flop come i precedenti. In una giornata assolata e tuttavia plumbea, complice anche il fatto che proprio ieri cadeva la scadenza originale fissata dalla premier per l’uscita dall’Ue (ai bei tempi, quando ancora ripeteva cibernetica «Brexit significa Brexit»), la camera degli imputati ha rigettato per la terza volta l’accordo. Non uno sganassone come i precedenti, ma pur sempre un’inequivoca sberla, 58 voti di scarto.

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La marcia dei rimasti

Bandiere europee a Londra alla marcia della campagna pro-Ue People's Vote

Sono scesi a Londra da ogni contrada del Paese, molti dal nord, il milione circa di persone della manifestazione anti-Brexit/pro secondo referendum. Non solo le «èlite», quelli che non ci stanno a uscire dall’Ue, che amano il vino francese, le vacanze in Spagna, l’opera italiana e leggono il Guardian, ma anche moltissimi giovani, quelli che si sentono traditi dalla scelta gretta della borghesia proprietaria, tutta patria famiglia e corona del sud come da quella delle comunità ex-operaie del nord deindustrializzato da Thatcher.

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Disse la goccia alla roccia…

Ieri erano passati mille giorni dal referendum del 24 giugno 2016, oggi l’ora Brexit è letteralmente dietro l’angolo, alla fine della settimana prossima, il 29 marzo. Con una grande manifestazione londinese programmata questo sabato dai fautori di un secondo referendum – il cosiddetto “voto del popolo”, per il quale continuano a non esserci i numeri in parlamento – la commedia Brexit continua a essere recitata a soggetto.

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