Autechre: come cogliere nel segno

autechre-sign

Human after all. Non sembri blasfemo, ai fedeli del culto Autechre, che ci si arrischi a citare i Daft Punk – la cui retro-disco in confronto evoca un sapore di gomma da masticare alla fragola – per parlare del loro ultimo Sign, uscito puntualmente per la Warp Records di Sheffield, la Casa Ricordi dell’elettronica.

Continua a leggere “Autechre: come cogliere nel segno”

Su Exai degli Autechre, con lieve ritardo

File:Exai.png

Qui non si tornava da mesi, ed era ora di farlo. No, non voglio (ancora) parlare di malattie, e poi l’ho già fatto in un libro scritto a quattro mani con un amico che uscirà a breve. Ascoltando Sign, l’ultimo degli Autechre – le mie misere considerazioni sul quale il manifesto ha benignamente accettato di pubblicare – mi è risalito il saporaccio di un pezzo su Exai (2013), il loro precedente album, scritto oramai una decina di anni fa, commissionato per una pubblicazione che soprannomineremo Rovista Tedio e che non è mai uscito, forse perché non consono alla cultura di marchetting che ne informa la linea editoriale. Un pezzo cui tenevo e che propongo qui per la prima volta.

Continua a leggere “Su Exai degli Autechre, con lieve ritardo”

Apo(p)calypse

boards of canadaNel pop-rock, un genere dalla storia piena di lunghe assenze colmate da deludenti ritorni, otto anni sono un’eternità. Basti pensare, tanto per restare nella botanica, a Guns N’ Roses e Stone Roses: entrambi ci misero anni a dare un seguito ai rispettivi album, restando poi ibernati per altrettanti. Figuriamoci poi nell’elettronica, dove i gruppi si riproducono ed estinguono con la velocità di microorganismi.

Continua a leggere “Apo(p)calypse”

XI

Exai_Packshot_600

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A che somiglia di più la cultura pop di questi anni? A una vecchia autoradio incantata in autoreverse, a un antico romano sul triclinio che rigurgita lo stesso banchetto, oppure a un giovane struzzo con la testa sotto la stessa sabbia? Continua a leggere “XI”