Salti con l’asta

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In fin dei conti, è al fatto di aver tenuto lontani gli effetti della Rivoluzione francese e di aver subìto l’ultima invasione territoriale delle isole britanniche nel 1066 che le due maggiori case d’aste al mondo, Christie’s e Sotheby’s, devono tutto. È soprattutto grazie alla permanenza nei secoli in mani private – e aristocratiche – di un incalcolabile patrimonio storico artistico che due appuntamenti come la Treasures Sale (Sotheby’s) e la Exceptional Sale (Christie’s) hanno potuto tenersi il 9 e 10 luglio scorsi a Londra. L’osservazione vale soprattutto nel caso di Sotheby’s, che batteva pezzi appartenenti alla stratosferica collezione di Ralph Percy, dodicesimo duca del Northumberland, un casato rispetto al quale i Windsor regnanti sono poco più che dei parvenu (tedeschi). Il duca doveva far fronte alle spese di riparazione di alcune proprietà dopo le inondazioni del 2012: ha così dovuto vendere un po’ dell’argenteria di famiglia.

Le due illustri case, un po’ come la Coca e la Pepsi del mercato dell’arte, si sono sfidate in un duello ravvicinato offrendo un centinaio di pezzi da capogiro. Per loro, l’espressione “valore incalcolabile” è chiaramente priva di significato. Sotheby’s ha totalizzato quasi 30 milioni di euro per 57 lotti, mentre Christie’s ne ha racimolati 38 per i suoi 58. Tutto si è consumato nell’arco di ventiquattro ore in due roventi sessioni il cui risultato non è stato forse tra i più esaltanti. Dei lotti, di qualità e valore stratosferici, è rimasto un 21 per cento d’invenduto per Sotheby’s, e un ragguardevole 43 per cento nel caso di Christie’s. Un segnale di quanto sia difficile convincere i neomiliardari russi e cinesi a separarsi dai propri denari in cambio delle vestigia della classicità e degli oggetti d’arredamento dell’aristocrazia europea, anziché spenderli nelle linee essenziali e slanciate del moderno e del contemporaneo.

Non che questo abbia impedito uno o due colpi formidabili, giacché in entrambe le aste figuravano, fuor di metafora, autentici pezzi da museo: come la statua in marmo di Afrodite della Roma imperiale dell’epoca di Claudio, che fino a poco fa decorava la Great Hall di Syon House, magione che, assieme al castello di Alnwick, nel Northumberland, contiene la mirabolante collezione dell’omonimo duca e che fu disegnata da Robert Adam, colosso dell’architettura gentilizia inglese.

Proveniente dal romano Palazzo Cesi, la statua fu acquistata proprio da Adam presso Christie’s nel 1773 per poi venderla al suo illustre cliente. È stata battuta da Sotheby’s a quasi dodici milioni di euro. Tra i lotti di Christie’s particolare menzione merita il Ratto delle Sabine (1587-98), gruppo in bronzo del Giambologna che reca la firma dell’autore e che lascia quindi presumere sia uscito dalla bottega direttamente sotto la supervisione del grande manierista (venduto non benissimo: meno di 5 milioni di euro), assieme a una Venere al bagno che, leggiadra e sinuosa, si asciuga dopo un’abluzione. La fusione, attribuita ad Antonio Susini, è sempre da un modello del Giambologna ed è stata esitata da Christie’s a 1.327.000 euro.

Da segnalare, per la combinazione di stupefacente complessità meccanica e preziosità nel cesello e negli smalti, un orologio a torre Giorgio III di fine Settecento, alto più di un metro con automa musicale, completo d’imballo in quercia originale. Proveniente da una collezione svizzera privata, era pronto per seguire nuovamente, chissà, la via di Marco Polo dopo esser stato battuto a quasi tre milioni di euro da Sotheby’s.

Ma il momento clou della due giorni è stato senz’altro la battaglia record per aggiudicarsi l’ispettore degli scribi Sekhemka, statua egizia del 2400-2300 a.C. in pietra calcarea che, prima di essere aggiudicata da Christie’s per 19.766.000 euro, è stata oggetto di una furiosa tenzone fra l’illustre Samuel Fogg, da noi recentemente intervistato (Antiquariato 398, giugno 2014) e un ignoto acquirente via telefono. Fogg ha gettato la spugna dopo aver offerto “solo” 13 milioni di sterline, non prima che un signore di chiara origine egiziana rompesse il frusciante lavorio della sala ottagonale tuonando che l’opera era stata rubata e che doveva essere restituita allo stato egiziano.

Al direttore del British Museum, impegnato in un duello decennale con le autorità greche per i contesi fregi del Partenone, saranno fischiate le orecchie.

(Antiquariato, 09-14)

Autore: leonardo clausi

Si tratta di prendere Troia, o di difenderla.

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