O la Borsa, o l’accoglienza

È il centro di accoglienza più grande d’Europa, che il ministero degli interni affida in appalto a imprese private, ed è passato recentemente di mano. Vi sono detenute circa un migliaio di persone, fra richiedenti asilo, migranti senza visto o dal visto scaduto o che hanno a carico precedenti penali e sono in attesa di rimpatrio, in una struttura abilitata a ospitarne un massimo di 661. E ora l’Harmondsworth immigration removal centre, vicino Heathrow, si trova in mezzo a un nugolo di polemiche per le condizioni disagiate in cui versano i suoi «ospiti».

Un’ispezione a sorpresa lo scorso settembre, da parte dell’ispettorato delle prigioni, la massima autorità carceraria nazionale, ha portato martedì alla pubblicazione di un rapporto che inchioda il gruppo Geo, i precedenti detentori dell’appalto, alle proprie responsabilità nella gestione di una struttura trovata inadeguata, sovraffollata, sporca, infestata da parassiti, priva di mobilio e in parte fatiscente. E dove lo staff a volte è tutt’altro che solidale con i migranti pur trovandosi a svolgere un lavoro dove la comprensione dei disagi e delle esigenze dell’altro è fondamentale. Tutte mancanze che non possono non aggravare il già compromesso stato di salute e psicologico di chi spesso è miracolosamente sfuggito alla morte, nel proprio paese in guerra o nell’estenuante e infinito viaggio verso una vita migliore. All’inadeguatezza delle strutture di accoglienza si aggiungono poi i tempi troppo lenti nel disbrigo dei documenti e che finiscono per allungare spropositatamente la detenzione. Diciotto migranti si trovano a Harmondsworth da più di un anno, uno da quasi cinque, seppur in periodi diversi, e un altro da quattro e mezzo.

Sono problemi già rilevati in una precedente ispezione del 2013 e che Detention Forum, un’organizzazione che si batte per la riduzione dei tempi di permanenza dei migranti in simili centri, non ha esitato a definire «deplorevoli». Una posizione alla quale non ha potuto non allinearsi lo stesso Peter Clarke, ispettore capo delle prigioni fresco di nomina e autore del rapporto: anche lui ha raccomandato al ministero dell’interno di adoperarsi per ridurre il periodo di detenzione, quando la Gran Bretagna è l’unico membro dell’Ue a non dover osservare alcun limite massimo in materia.

Il rapporto non risparmia simili critiche ai successori di Geo, il gruppo Mitie, quotato in borsa e presieduto da Ruby McGregor-Smith, membra della camera dei Lords e dal 2014 titolare di un contratto di otto anni che vale 180 milioni di sterline. E dimostra un malessere ai piani alti dell’amministrazione pubblica nei confronti della politica governativa di cessione ai privati di aspetti delicatissimi di gestione della cosa pubblica, come il sistema carcerario. Quanto ai centri di accoglienza, evidentemente non sono solo i trafficanti di uomini a guadagnare dalla disperazione dei rifugiati: nella Gran Bretagna dei Tories sette degli undici centri di accoglienza nazionali sono in mani private.

La denuncia di Clarke arriva a poche settimane dallo sdegno generalizzato causato a Cardiff, in Galles, dalla pratica di G4s di affibbiare ai polsi dei migranti dei braccialetti colorati che li distinguessero dalla popolazione. Travolto dalle polemiche, il colosso globale della sicurezza privata, il più grande del mondo, già ai disonori delle cronache per dei gravi pasticci gestionali durante le Olimpiadi londinesi del 2012, ha deciso di rescindere il proprio contratto per la gestione dei riformatori nazionali.

(il manifesto, 03/03/16)

Autore: leonardo clausi

Si tratta di prendere Troia, o di difenderla.

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