O la Borsa, o l’accoglienza

È il centro di accoglienza più grande d’Europa, che il ministero degli interni affida in appalto a imprese private, ed è passato recentemente di mano. Vi sono detenute circa un migliaio di persone, fra richiedenti asilo, migranti senza visto o dal visto scaduto o che hanno a carico precedenti penali e sono in attesa di rimpatrio, in una struttura abilitata a ospitarne un massimo di 661. E ora l’Harmondsworth immigration removal centre, vicino Heathrow, si trova in mezzo a un nugolo di polemiche per le condizioni disagiate in cui versano i suoi «ospiti».

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L’isolamento opaco

Som­merso da una marea di cri­ti­che per l’atteggiamento di chiu­sura totale nei con­fronti di chi, del tutto fuor di meta­fora, è som­merso dal Medi­ter­ra­neo, schiac­ciato sotto le ruote dell’Eurotunnel, o segre­gato in stile post­na­zi­sta nell’Europa orien­tale, David Came­ron si è final­mente lasciato magna­ni­ma­mente scap­pare che «qual­che migliaio» di migranti dal Medio Oriente saranno accolti dalla Gran Bre­ta­gna, lo stesso paese che per secoli giocò a ridi­se­gnarne i con­fini, alte­rarne gli equi­li­bri, sosti­tuirne i lea­der e bom­bar­darne il territorio.

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La Manica stretta

Migrants, lorry, Calais

La Manica non è più larga, figu­ria­moci per i migranti. La Gran Bre­ta­gna annun­cia nuove misure per scon­giu­rare gli arrivi ille­gali nel paese. Misure che non sor­pren­dono affatto da parte del governo tory in carica, e che erano immi­nenti, visti gli svi­luppi della dram­ma­tica situa­zione ormai da anni quo­ti­diana lungo la tratta Calais-Dover.

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