Panico a Westminster

Palace of Westminster incident

L’attacco terroristico al cuore del parlamento britannico comincia in una giornata come le altre: il solito andirivieni di deputati, giornalisti e funzionari, Prime Minister Questions del mercoledì a ora di pranzo, il solito brulicare di turisti sul ponte che connette il parlamento a Nord con il London Eye, la grande ruota bianca, a sud.

Improvvisamente, alle 2.40 del pomeriggio lo sfondo di innumerevoli immagini di Londra e di turisti che si fanno selfie davanti al Big Ben si trasforma nel teatro di un incubo, in cui perderanno la vita quattro persone e ne saranno ferite una ventina.

TUTTO SI È CONSUMATO nel giro di pochi di minuti. Dopo una folle corsa lungo il ponte in direzione da sud a nord in cui ha investito almeno dieci persone, alcune delle quali studenti di una scolaresca francese in gita, un Suv si schianta sulla recinzione del parlamento che costeggia il lato ovest alla fine del ponte. Nella scorreria, dal metodo affine a quello di Nizza della scorsa estate, cadono anche tre poliziotti, di ritorno da una cerimonia.

Una donna finisce addirittura nel Tamigi, ne verrà estratta ferita solo in seguito. Le vittime riporteranno ferite tanto gravi da ricevere i soccorsi direttamente sul posto anziché essere portate in ospedale. Istanti dopo, un uomo che era nel veicolo riesce a penetrare in Palace Yard, il cortile del palazzo dove entrano di solito i deputati, a piedi o in auto.

È ARMATO DI COLTELLO. Colpisce un poliziotto di quelli con la giacca ad alta visibilità, che di solito sostano al cancello e danno indicazioni ai turisti. L’agente perderà la vita dopo ripetuti tentativi di rianimazione sul posto da parte di un deputato. A quel punto due agenti di polizia in borghese gli intimano di fermarsi. L’uomo ignora le intimazioni e viene abbattuto da tre – quattro colpi di pistola sparati dagli agenti. È immediatamente circondato da polizia e personale medico e portato via in barella. È di robusta costituzione, ha la pelle scura e una barba «goatee» (a «pizzetto»). Morirà poco dopo. Secondo Scotland Yard avrebbe agito «da solo». Secondo le prime indiscrezioni (pubblicate da The Independent ma senza citare fonti) si tratterebbe di Abu Izzadeen, all’anagrafe Trevor Brooks nato a East London e convertito all’islam a inizio anni ’90. Mentre scriviamo nessuna ipotesi è suffragata da prove concrete.

SCATTA UN’IMMENSA operazione di sicurezza con centinaia di poliziotti che presidiano tutta la zona, una delle più trafficate della capitale, circondata com’è di «landmarks», gli edifici importanti. Vengono chiusi i ponti, mentre la premier Theresa May è precipitosamente evacuata con la scorta a Downing Street. Il flusso di deputati che stava attraversando il tunnel sotterraneo che unisce Portcullis House – il grosso edificio sulla parte est del ponte inaugurato nei primi anni Duemila e che contiene alcuni loro uffici oltre che la stazione della metropolitana di Westminster – alla storica Camera dei Comuni andando in aula a votare vengono rispediti indietro: inizialmente non dalla polizia ma da una deputata laburista, Mary Creagh, che avverte il personale della vicina stazione della Tube di chiuderla immediatamente.

NELL’AULA stessa s’interrompe la votazione: lo speaker annuncia ai deputati quel che accade invitandoli a restare sul posto. Lo stesso accade ai Lords. Deputati e Pari ne sarebbero usciti solo dopo due ore abbondanti. Si parla anche di una berlina parcheggiata vicino al parlamento, con a bordo un pacco sospetto, ma non trova conferma.

TUTTA LA ZONA diventa una scena da fiction catastrofica. Ovunque solo auto abbandonate, poliziotti e ambulanze, l’enorme zona circostante resta presidiata dalla polizia e dai soccorsi, mentre le pale degli elicotteri riempiono il mutismo improvviso del traffico. Chiusa Parliament Square naturalmente, ma anche Whitehall, Victoria Street, Embankment. Nel London Eye, l’attrazione dall’altra parte del Tamigi le persone restano bloccate ore dentro le cabine ad assistere dall’alto. Verso le cinque la polizia rilascia una prima conferenza stampa telegrafica rifiutando di diffondere elementi che potrebbero risultare non veridici.

A UN ANNO ESATTO dalla strage all’aeroporto di Bruxelles uno dei luoghi più sicuri e frequentati del mondo, sede del potere costituzionale e patrimonio Unesco dell’umanità è colpita al cuore ai piedi del Big Ben. L’attacco era atteso: solo tre giorni fa la polizia aveva effettuato una vasta esercitazione antiterroristica lungo il fiume. In serata, May presiede una seduta straordinaria del Cobra meeting, il comitato di sicurezza antiterrorismo.

La risposta è stata pronta e spettacolare, ma non ha sventato una profonda ferita, la più dura dagli attacchi del luglio 2005.

(il manifesto, 23/03/17)

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Autore: leonardo clausi

Si tratta di prendere Troia, o di difenderla.

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