Manchester Arena, 22/05/17

A youngster wearing a t-shirt showing U.S. singer Ariana Grande talks to the media near the Manchester Arena in Manchester

Accade all’Arena di Manchester, un catino per 21mila spettatori, struttura seconda in Europa per capienza. Sta finendo il concerto della popstar americana Ariana Grande, con un pubblico composto prevalentemente di teenager. Sono appena passate le 10 e mezza di sera (ora locale), e il pubblico comincia a fluire composto verso l’uscita con la mente ancora affollata dal suono e dai colori dello show.

In quel momento, vicino a una delle uscite, Salman Ramadan Abedi, 22 anni di origini libiche, si fa saltare in aria detonando un ordigno improvvisato carico di chiodi e bulloni. È una carneficina.

Il bilancio è finora di ventidue morti, compreso l’attentatore, e cinquantanove feriti. Fino a ieri sera erano stati resi noti solo i nomi di due vittime, Saffie Rose Roussos, otto anni, e la diciottenne Georgina Callander. Da tutte le regioni circostanti sono arrivate sessanta ambulanze, le vittime sono state immediatamente smistate in otto ospedali, i social network fibrillano di richieste di aiuto e di genitori disperati che non riescono a parlare ai propri figli. Nella serata di ieri erano ancora svariati i nomi che mancavano all’appello.

Alcuni spettatori hanno denunciato la sciatteria con cui sarebbero stati effettuati i controlli all’ingresso. La scelta di colpire alla fine del concerto è stata dettata probabilmente dall’ulteriore calo dei controlli con l’evento ormai prossimo al termine.

Abedi era nato a Manchester nel 1994 e aveva due fratelli e una sorella. Il nome dell’attentatore era noto alla polizia già da ieri mattina ma è stato rivelato solo nel tardo pomeriggio per questioni di riservatezza nelle indagini. Un suo fratello maggiore è nato a Londra, la famiglia – i genitori sono rifugiati scappati dalla Libia da Gheddafi – ha occupato tre domicili a Manchester, tutti perquisiti dalla polizia. Secondo i vicini, la famiglia esibiva la bandiera libica in varie occasioni.

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Resta ancora da accertare se, come nel caso dell’attentato di Khalid Masood a Westminster due mesi fa, Abedi abbia agito da solo o se facesse parte di una rete terroristica organizzata. Secondo esperti di antiterrorismo intervistati dalla Bbc, vista la natura dell’attacco è probabile che avesse appoggi esterni, giacché la metodologia e la pianificazione sarebbero state quasi impossibili da realizzarsi da una persona isolata. L’ordigno sarà anche improvvisato, insomma, la regia no. Al momento le indagini della polizia stanno cercando di accertare l’origine dell’esplosivo. Gli agenti hanno fatto irruzione in due domicili della città soprattutto per cercarne possibili altri. È stata anche effettuata una detonazione controllata. Fino adesso un unico arresto, quello di un ventitreenne a Chorlton, a sud di Manchester.

Tutta la macchina della campagna elettorale, in febbrile attività fino a ieri, si è fermata. Theresa May ha immediatamente condannato «un attacco dalla barbarie inimmaginabile», definendolo uno dei peggiori della storia del paese. «Falciare giovani vite in questo modo è una cosa straziante» ha detto la premier, che nella giornata di ieri, oltre a recarsi a Manchester, ha presieduto due riunioni straordinarie del comitato antiterroristico Cobra. Sempre nel pomeriggio, la regina e la famiglia reale hanno tenuto un minuto di silenzio davanti Buckhingham Palace dopo aver espresso il proprio cordoglio alla nazione.

Il rischio di altri attacchi terroristici in Gran Bretagna era elevatissimo – l’allarme antiterrorismo a livello nazionale è ancora severe (attacco altamente probabile), un gradino sotto critical, imminente – e un attentato del genere temuto, anche se naturalmente non previsto. Anche per questo i soccorsi hanno funzionato al massimo, con gli ospedali dotati di riserve di sangue e di medici pronti a fronteggiare una simile emergenza. È stata data una risposta al meglio delle possibilità.

Ed è scattata anche l’esemplare catena di solidarietà di chi ha messo a disposizione veicoli, alloggi e cibo. Uno spirito elogiato dal loro concittadino, il neo-sindaco Labour Andy Burnham, che ha ricordato la risposta civica all’attacco dell’Ira subito dalla città nel 1996, lodando lo spirito di unità e coesione dimostrato da Manchester nei suoi momenti più bui.

Si tratta del peggior attacco terroristico subito dal Regno unito dal 7 luglio del 2005, nel quale, in seguito a una sequenza di detonazioni a Londra, persero la vita nella metropolitana e su un autobus cinquantadue persone per mano di quattro attentatori suicidi. Attraverso canali social, in questo caso l’applicazione Telegram, l’Isis ha prontamente rivendicato l’attentato ma ieri sera l’autenticità del messaggio era ancora in corso di verifica.

In serata si è tenuta una veglia in ricordo delle vittime, alla quale hanno preso parte migliaia di persone.

(il manifesto, 23/05/17)

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Autore: leonardo clausi

Si tratta di prendere Troia, o di difenderla.

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