Cosa sta succedendo a Julian Assange

Il fondatore di WikiLeaks, Julian Assange

Il ministro dell’interno britannico Sajid Javid – nonché concorrente minoritario nella duplice corsa alla leadership di partito e Paese attualmente in atto – ha firmato la richiesta di estradizione negli Usa di Julian Assange. Spetta oggi al tribunale in cui gli statunitensi hanno presentato la formale richiesta, a un pelo dalla scadenza la scorsa settimana, pronunziarsi contro o a favore dell’estradizione. Ma ora, il rischio di un suo processo punitivo in quel Paese è sensibilmente aumentato.

L’accusa è partita da un tribunale della Virginia attraverso il Dipartimento di Giustizia degli Stati uniti. All’ultima udienza di un paio di settimane fa, il giornalista-hacker australiano – 47 anni – che con Chelsea Manning e attraverso il sito Wikileaks ha scoperchiato il verminaio di fandonie propagandistiche sulla necessità di un’invasione militare in Iraq e Afghanistan da parte di Usa e Uk, è apparso soltanto in collegamento video per motivi di salute.

Per la quale un portavoce di Wikileaks ha espresso «gravi preoccupazioni»: Assange avrebbe «perso molto peso» e le sue condizioni si sarebbero seriamente deteriorate. Allora il suo avvocato, Per Samuelson, aveva detto alla Bbc che con lui «non è possibile portare avanti una normale conversazione».

Assange ha vissuto in asilo ed esilio nell’ambasciata ecuadoregna londinese per sette anni – 2.487 giorni per l’esattezza – fin quando, l’11 aprile scorso, quel Paese non lo ha scaricato consegnandolo di fatto alle autorità della capitale. Per questo ora sta scontando una pena di quasi un anno nella prigione di Belmarsh.

Vi aveva preso rifugio per evitare l’estradizione in Svezia, dove volevano processarlo per un’accusa di stupro risalente a un decennio fa della quale si è sempre dichiarato innocente, ma soprattutto per evitare la quasi automatica ulteriore estradizione dalla Svezia agli Stati uniti, dove rischia ben altro.

Su di lui pesa l’accusa iniziale d’intrusione informatica, corroborata da 17 altri capi d’imputazione aggiunti nel frattempo per via dell’entrata in vigore del Espionage Act americano per aver perorato, ricevuto e pubblicato informazioni sulla difesa nazionale di concerto con Manning, che nel frattempo resta in prigione negli Usa per il suo rifiuto di testimoniare davanti al gran giurì.

Il trattato fra Uk e Usa in materia di estradizione prevede che la richiesta sia recapitata almeno 60 giorni prima la data dell’arresto – in questo caso, appunto lo scorso 11 aprile – ma proibisce agli Stati uniti di incriminare Assange per qualunque altro reato diverso da quelli specificati nella richiesta stessa, salvo che questo non accada dopo l’estradizione.

E proprio una settimana fa il tribunale svedese si era pronunciato contro l’estradizione in Svezia, quasi a presagire l’imminente firmetta di Javid a sgombrare il campo. È ora probabile che anche gli svedesi tornino a premere per un’estradizione del prigioniero a Stoccolma perché sia processato.

Wikileaks nel 2010 ha pubblicato in due tranche circa 750mila documenti militari riservati sulla diplomazia americana nelle guerre in Afghanistan e Iraq, causando danni irreparabili alla rispettabilità artefatta di simili operazioni. Se sarà estradato negli Usa, potrebbe essere condannato per tradimento – per cui lì è prevista la pena capitale – o ergastolo per essere un «nemico».

Quanto a Javid, è chiaro quanto opportunistica sia per lui questa mossa, un’ultima prova di forza per puntellare disperatamente la propria candidatura a premier di partito e Paese, per ora schiacciata dallo strapotere del favorito Boris Johnson.

Javid, politico di origine pakistana che in un partito razzistoide nel Dna è più raro dei panda, nel suo desiderio forsennato di succedere a Theresa May non ha perso occasione per mostrarsi più lealista del re, come nel caso della disgraziata Shamima Begum, la «sposa dell’Isis» nel campo profughi in Siria che ha privato della cittadinanza britannica, rendendola autentica mulier sacra nel senso agambeniano del termine. Inoltre, ha ripetutamente respinto in aula le richieste dei laburisti di blocco dell’estradizione di Assange.

Tanto zelo atlantista appare abbastanza ingiustificato, tanto più che il ministro non è esattamente nelle grazie di Trump, probabilmente per aver criticato le deliranti uscite del presidente sui musulmani nel 2017 e per i suoi retweet delle porcate razziste di Britain First. Tanto che Javid non è stato invitato a incontrare Trump in occasione della recente sua visita a Londra.

(il manifesto, 14/06/19)

 

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Autore: leonardo clausi

Si tratta di prendere Troia, o di difenderla.

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