L’ennesima settimana di Passione di S. Theresa si apre con un voto in parlamento oggi, seguito con ogni probabilità da un altro voto in parlamento domani, al quale si presume, ragionevolmente, farà seguito un terzo voto giovedì. Sono le prossime tre stazioni della “Via Brexit” di May, mentre il Paese precipita avvitandosi verso il 29 marzo senza che la sua leader abbia fatto nulla di sostanziale per sbloccare la situazione.
Author: leonardo clausi
Platonette
Considerazioni sparse sulla puntata di Otto e Mezzo di ieri sera.
Sintomi Morbosi
È uscito da qualche giorno per Garzanti Sintomi Morbosi, titolo desunto dal filosofo di riferimento del nostro volitivo divoratore di sughi in scatola su Twatter, nonché Ministro dell’Inferno.
È un saggio di Donald Sassoon su questi nostri anni neri, indegnamente tradotto da yours truly. Come diceva l’esangue Sofia Scicolone, accattatevill’!
L’ora BreXit si avvicina

L’ora Brexit, fissata il 29 marzo con lo scattare dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona, galoppa verso la morta gora di Westminster, agitata fuori tempo massimo dalle prime defezioni.
We need good politics, not only good politicians
Review of The Good Politician. Folk Theories, Political Interaction, and the Rise of Anti-Politics, by Nick Clarke, Will Jennings, Jonathan Moss, Gerry Stoker. Cambridge University Press. 309 pp. £21.99.
Even by the poised and collected standards of the best Anglo-American political thought, the very title of this book sounds alarming. That is because it investigates an equally alarming—if somehow unsurprising—state of affairs which, in the liberal-democratic West, is looking increasingly like the most complete bankruptcy of representative democratic politics since the Second World War.
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Keep chaos and carry on
Keep chaos and carry on. Così si chiama la pratica di training autogeno che Theresa May brevetterà dopo aver lasciato la politica.
L’arte della fuga
Nessun agnello può posticipare la propria andata al macello. Ma ieri, in un altro succulento capitolo della telenovela Brexit, Theresa May – che agnello non è – ha fatto proprio questo.
The best, the strongest, the stablest deal for Britain
Tre sconfitte per May: posson bastare? Naturalmente no, almeno in quel vituperato guazzabuglio-politico-legale infelicemente battezzato Brexit. E nemmeno quando una di queste non ha precedenti storici, pur provenendo dai libri di storia.
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Mai dire May
Instancabile Sisifo, Theresa May spinge il masso dell’accordo con l’Ue, capace di unire tutti nello scontento più totale, in cima all’impervia salita, solo per vederlo beffardamente rotolare a valle. Per poi spingere di nuovo, con una determinazione che sfida la capricciosa crudeltà dell’Olimpo.
Non molla, ma barcolla

La porta del gabinetto è sempre aperta. Anzi, a Downing Street si pensa di installare i tornelli per permettere ai dimissionari e ai nuovi incaricati di avvicendarsi in modo più fluido. Fuori Raab e McVey, rispettivamente Brexit e Lavoro e pensioni, dentro l’ignoto Steve Barclay e Amber Rudd (a volte ritornano, aveva dato sacrosante dimissioni per la porcata della «Windrush generation»).



