Bendare il panopticon. Colloquio con Evgeny Morozov

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Quello di Evgeny Morozov è uno dei cervelli più attenti e lucidi nell’indicare le trappole di quell’ex eldorado che è la rete. È da almeno un decennio che ammonisce i grulli e i fanatici dello scientismo informatico, ormai in preoccupante crisi demografica anche nell’universo neoliberale. Lungi dal rappresentare la panacea a tutti i malanni del presente, Internet si è ben presto trasformata in un colossale panopticon, una macchina (privata) per la sorveglianza dei consumi e per i consumi, che usa i big data come carburante, mentre noi utenti assistevamo con espressione tra l’ebete e il rapito alla metamorfosi, stringendo nelle mani sudate la biografia di Steve Jobs. Continua a leggere “Bendare il panopticon. Colloquio con Evgeny Morozov”

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The best, the strongest, the stablest deal for Britain

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Tre sconfitte per May: posson bastare? Naturalmente no, almeno in quel vituperato guazzabuglio-politico-legale infelicemente battezzato Brexit. E nemmeno quando una di queste non ha precedenti storici, pur provenendo dai libri di storia.

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La società liquidità

I pretoriani del leave lo avevano chiamato «project fear», e non senza cogliere in parte nel segno. Le turbolenze economiche dell’epocale decisione di uscire dall’Ue dopo 40 anni si stanno manifestando, anche se non con la virulenza paventata dal cancelliere Osborne. Il quale, di concerto con il governatore della Banca d’Inghilterra Mark Carney – canadese, ex Goldman Sachs – aveva preso le sue contromisure, a differenza di certi suoi colleghi di partito scioltisi come neve al sole. Continua a leggere “La società liquidità”

Island is an island is an island is an island

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Se nessun uomo è un’isola, è vero anche il contrario. E la Gran Bretagna di venerdì mattina si è svegliata capovolgendo la celebre massima. L’isola è rimasta isola: lontana dal continente, da quell’Unione con la quale ha convissuto in un frigido matrimonio per quarant’anni che il 52 per cento dei votanti contro il 48 ha deciso di rescindere bruscamente all’alba di ieri. Londra, la Scozia e l’Irlanda del Nord si sono rispettivamente pronunciate al 62 e 55,8% per il remain, ma il Galles al 52,5% e tutto il resto dell’Inghilterra al 57% per il leave. Stavolta i mercati e gli allibratori hanno sbagliato, e alla grande.

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Brexit in the Sky with Cameron

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Da consumato esperto di contraddittori qual è, David Cameron ha affrontato il primo grande dibattito televisivo della campagna referendaria: un’intervista con Faisal Islam, il caporedattore politico di Sky News24, con tanto di (nemmeno troppo velatamente ostile) pubblico in studio. La sua prima grande occasione per incendiare gli spiriti di vibrante estasi eurofila.

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Hit, hit, Hitler!

Potremmo chiamarla Hitler-lalia: la compulsione incontrollata a tirare fuori Hitler in un contraddittorio. Un disturbo del linguaggio che ultimamente colpisce soprattutto gli ex-sindaci di Londra. Sotto i riflettori è ancora una volta lui, Boris Johnson. Nella sua turgida verbosità è arrivato a sfoderare Hitler dal cilindro, rivaleggiando con l’ex-avversario – ex-sindaco pure lui – Ken Livingstone. Ma mentre Livingstone ha solo annoverato il dittatore nazi fra i «sionisti» – una sparata che gli è costata la sospensione temporanea dal Labour party – per Johnson è nientedimeno che l’Ue a meritarsi l’agognata similitudine con il caporale austriaco.

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