Tra-ghetti

Da Berlino a Calais, in quest’Europa culla del liberismo i muri non passano mai di moda. Parola di Robert Goodwill, (nomen omen) il ministro britannico conservatore per l’immigrazione, che ieri ha dichiarato con scoppiettante solerzia alla commissione parlamentare riunita a Londra per deliberare sulla situazione a Calais e Dunkerque: «Abbiamo già costruito la recinzione, ora stiamo costruendo il muro».
Continue reading “Tra-ghetti”

Le primarie secondarie

Gran Bretagna. Ha tutti contro ma il leader di sinistra del Labour è il politico più popolare del regno. E nei sondaggi doppia il moderato Smith, fermo al 38%. Iniziato voto postale, i risultati il 24 settembre.

È stata l’estate più turbolenta per la Gran Bretagna dalla seconda guerra mondiale. Molto poté lo stress post-traumatico della Brexit, che ha catapultato Theresa May a Downing street dopo una breve e spietata resa dei conti fra i Tories e provocato nel Labour una lacerante frattura fra membri del partito che avevano eletto leader Jeremy Corbyn e i suoi colleghi deputati, che lo avevano sfiduciato a poche ore dall’esito referendario e dalle dimissioni di David Cameron. Continue reading “Le primarie secondarie”

The digital mess we’re in

social-media-icons-hanging-from-blue-string

Political Turbulence: How Social Media Shape Collective Action, by Helen Margetts, Peter John, Scott Hale and Taha Yasseri. Princeton University Press. 304pp. £19.95.

Whenever asked to comment on contemporary events, it’s usually historians, rather than social scientists, who tend to suffer from what one might call an epistemological twitch: they strive to demonstrate that what is happening now has already – mutatis mutandis and with all the specificities of the epoch – happened before. A good part of their intellectual prowess is devoted to uncover this sometimes uncomfortable truth, so effectively camouflaged under the patina of the ‘new’. This has a collateral effect: the 
underlying, unobserved assumption that – whatever the phenomenon being analysed – its deceitful novelty is bound to beach like an agonising whale onto the ever-suspect, ideological shores of ‘it’s always been like this’, or, ‘it happened before’.
Continue reading “The digital mess we’re in”

Isola è un’isola è un’isola è un’isola

Se in isole come il Madagascar e l’Australia sopravvivono specie animali uniche al mondo, è grazie all’isolamento. L’isolamento, un po’ come il freddo, conserva. Ornitorinchi, lemuri e canguri non si sono estinti perché parte di ecosistemi insulari, cioè delimitati e remoti. Per isolarsi bene è dunque auspicabile stare su un’isola: prima ancora che dello spirito, un luogo del corpo, difficile da scoprire e da conquistare. Continue reading “Isola è un’isola è un’isola è un’isola”

Richard Seymour on Jeremy Corbyn

Richard Seymour è un saggista politico, attivista e blogger nordirlandese trapiantato a Londra. Ha scritto, tra gli altri, due libri sul fenomeno Corbyn, entrambi pubblicati da Verso: Corbyn: The Strange Rebirth of Radical Politics e Corbyn: Against All Odds, quest’ultimo uscito immediatamente dopo il fallito tentativo da parte dei parlamentari laburisti di destituire il leader. Il suo blog si chiama Lenin’s Tomb.

Continue reading “Richard Seymour on Jeremy Corbyn”

Pfizer Smith

1391

Il Labour party dell’era Corbyn si legge parafrasando la celebre frase gramsciana: il vecchio partito muore e quello nuovo non riesce a nascere. O forse ci riuscirà solo scindendosi. Continue reading “Pfizer Smith”

Mai dire May

gettyimages-133919597

«Meet the new boss, same as the old boss», cantavano gli Who. Ieri David Cameron e Theresa May si sono dati il cambio a 10 Downing Street, nella solita trafila ritual-protocollare così egregiamente sopravvissuta alla società di massa, ma stavolta condotta a tamburo battente, vista l’emergenza. May ha ricevuto l’incarico poco prima delle 19 di ieri, ora italiana, in una breve udienza di mezz’ora con Elisabetta II. Continue reading “Mai dire May”

Il bello della democrazia

Nel mondo alla rovescia che è il Westminster post-brexit, chi dovrebbe formalmente rimanere lascia e chi invece altrettanto formalmente dovrebbe lasciare resta. Solo per questo la risolutezza del 67enne Jeremy Corbyn, anello di disgiunzione fra la componente parlamentare di un partito ormai totalmente estranea alla propria base e detta base, rappresenta un pregevole unicum. Continue reading “Il bello della democrazia”

Mayday, Mayday

Theresa May non ha avuto nemmeno il tempo di scegliere i colori delle tende, i trasportatori sono già arrivati. Col marito banchiere s’installerà stasera a 10 Downing Street dopo aver fatto visita alla regina per espletare la trafila del passaggio di consegne. Anzi, dello scettro, vista la sua nomina per acclamazione bypassando la volontà dei membri del partito. I quali, se costei non si fosse inaspettatamente ritirata, si sarebbero potuti incaponire ad eleggere la cripto-filo-Ukip Andrea Leadsom, col risultato di rinverdire la reputazione dei Tory come del “nasty party”, il partito maligno.

Continue reading “Mayday, Mayday”