Sospesi e offesi

Fioccano le reazioni alla notizia tellurica della cosiddetta prorogation (sospensione) del parlamento da parte del premier Boris Johnson.

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Pro-Rogue

Neanche disfatta la valigia al ritorno dal vertice di Biarritz, Boris Johnson ha chiesto e ottenuto dalla monarca la cosiddetta prorogation del parlamento. Che proroga non è: si tratta di una sospensione fino al 14 ottobre prossimo, ufficialmente per dare una pausa ai lavori camerali che si svolgono ininterrottamente dal 2017, in realtà per bruciare i tentativi del parlamento stesso di bloccare l’uscita dalla Ue senza accordo. Halloween si avvicina infatti al galoppo: quel 31 ottobre che, com’è noto, coincide con la temuta/agognata British Exit.

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Ultime battute di una guerra incivile

Boris Johnson and Philip Hammond emerge from Downing Street

L’ex ministro delle finanze filo-remain Philip Hammond, inviso come la peste ai brexittieri al potere che lo considerano una quinta colona dell’Ue, ha attaccato il premier in carica Boris Johnson, accusandolo di sabotare deliberatamente la possibilità di un nuovo accordo con l’Ue che sventi quella British Exit senza accordo che il premier millanta di non temere punto.

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Woodstock 1969: Peace and Love and Money

Jimi Hendrix

Finalmente ci siamo riusciti! Stavolta ce l’abbiamo fatta, non riusciranno mai più a tenerci nascosti!». Così Richie Havens – salito sul palco alle cinque del pomeriggio del 15 agosto 1969 con ore di ritardo nella prima di tre giornate memorabili che cambiarono la cultura occidentale – si rivolse alla marea umana strafatta, felice, accorsa da tutto il paese che aveva davanti, prima di lanciarsi in un set febbrile ed esaltante. Attorno c’era l’equivalente della popolazione della seconda città dello stato di New York. Erano lì per lui e altri trenta artisti che si sarebbero esibiti alla Woodstock Music and Art Fair. Ma erano lì anche per scoprire una nuova dimensione di loro stessi.

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Bendare il panopticon. Colloquio con Evgeny Morozov

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Quello di Evgeny Morozov è uno dei cervelli più attenti e lucidi nell’indicare le trappole di quell’ex eldorado che è la rete. È da almeno un decennio che ammonisce i grulli e i fanatici dello scientismo informatico, ormai in preoccupante crisi demografica anche nell’universo neoliberale. Lungi dal rappresentare la panacea a tutti i malanni del presente, Internet si è ben presto trasformata in un colossale panopticon, una macchina (privata) per la sorveglianza dei consumi e per i consumi, che usa i big data come carburante, mentre noi utenti assistevamo con espressione tra l’ebete e il rapito alla metamorfosi, stringendo nelle mani sudate la biografia di Steve Jobs. Continua a leggere “Bendare il panopticon. Colloquio con Evgeny Morozov”

Ribellarsi, o estinguersi. Intervista con Roger Hallam di Extinction Rebellion

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Non sono qui per cambiare il mondo, ma per dire la verità. Ora, perché fra trent’anni sarò morto… Roger Hallam, uno dei leader e fondatori di Extinction Rebellion non si concede il lusso del dubbio o dell’esitazione. Lo abbiamo raggiunto dopo l’ondata di mobilitazioni che ha paralizzato il traffico della capitale per giorni mandandola in tilt, con attivisti letteralmente incollati ai treni della metropolitana, arrestati a centinaia. Ai presidi hanno parlato, tra gli altri, Greta Thunberg (arrivata in treno, da Stoccolma) ed Emma Thompson (in aereo, da Los Angeles).

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La resistibile ascesa di Boris Johnson II

Dopo la quinta votazione alle loro cosiddette primarie, i Tories hanno (quasi) finito di giocare ai seggi musicali. Il vincitore ultimo si siederà su quello di leader del partito e del paese. A contendere a Boris de Pfeffel Johnson (160 voti) le preferenze degli iscritti in una votazione il cui spoglio avverrà il prossimo 22 luglio, sarà l’attuale inquilino del Foreign Office Jeremy Hunt che, con 77 voti, ha superato di un sopracciglio il rivale Michael Gove, il ministro dell’Ambiente, fermatosi a 75.

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